“Le campane di Roma”, di Orietta De Filippis – II

I romani riconoscono il suono delle loro campane perché ognuna di esse possiede una propria intonazione caratteristica, un proprio particolare rintocco. Primo fra tutti il “campanone”, la cui voce è austera e inconfondibile. E quando le sei campane di S. Pietro suonano tutte assieme, “è la voce stessa unanime della chiesa che parla”. Il “plenum”,… Read More “Le campane di Roma”, di Orietta De Filippis – II

GABRIELE D’ANNUNZIO: “L’onda”

L’ONDA Nella cala tranquilla scintilla, intesto di scaglia come l’antica lorica del catafratto, il Mare. Sembra trascolorare. S’argenta? s’oscura? A un tratto come colpo dismaglia l’arme, la forza del vento l’intacca. Non dura. Nasce l’onda fiacca, súbito s’ammorza. Il vento rinforza. Altra onda nasce, si perde, come agnello che pasce pel verde: un fiocco di… Read More GABRIELE D’ANNUNZIO: “L’onda”

GIULIO FERRONI: “Significato storico dell’opera di D’Annunzio”

Se si analizzano le ragioni del successo di D’Annunzio, straordinario e di lunga durata, risulta impossibile separare l’opera dal personaggio che l’ha prodotta, i testi scritti dai gesti e dalle pose spettacolari che li hanno accompagnati. Uomo dalle mille trasformazioni, dal mimetismo inesauribile, egli rivela una sostanziale indifferenza per l’autentica origine degli oggetti estetici e… Read More GIULIO FERRONI: “Significato storico dell’opera di D’Annunzio”

Marco Onofrio: Salvare il fotogramma nella luce. Il “Moro” di Sabino Caronia

  La rinuncia al migliore dei mondi, non è la rinuncia ad un mondo migliore. Edgar Morin I Sabino Caronia, lo dimostra ormai da molti libri, è scrittore e saggista della più bell’acqua. Il suo respiro naturale si gioca tra i due estremi complementari di una scrittura narrativa che tende al saggio, e di una… Read More Marco Onofrio: Salvare il fotogramma nella luce. Il “Moro” di Sabino Caronia

GABRIELE D’ANNUNZIO, tre strofe da “Maia” (1903)

  E tutte le membra, come la mano, erano carche di patimento mortale e s’accasciavano al suolo con ossature di piombo; o, risvegliate dal rombo della morte improvviso, balzavano nel terrore protese verso lo scampo, erette contra il periglio, contratte sotto la minaccia; e i muscoli nelle braccia le vertebre nelle schiene le costole nel… Read More GABRIELE D’ANNUNZIO, tre strofe da “Maia” (1903)

“Il Rebus dell’Arcangelo”, di Vittorio Maria de Bonis, letto da Marco Onofrio

Vittorio Maria de Bonis si è laureato in Lettere con una tesi su Il nome della rosa, e forse ha appreso dallo studio di Umberto Eco l’arte non solo della narrazione, ma della felice armonizzazione tra qualità letteraria e fruibilità del romanzo. In Italia abbiamo sempre lamentato questa dicotomia: se un libro è di alta… Read More “Il Rebus dell’Arcangelo”, di Vittorio Maria de Bonis, letto da Marco Onofrio