GAIO VALERIO CATULLO: il Carme 3 (“Lugete, o Veneres Cupidinesque…”)

passero

3.

Piangete, Amori e Brame dell’amore,
e quanto è gentilezza sulla terra:
morto è il passero della mia ragazza,
morto lo svago della mia ragazza,
quello che amava più della sua vista:
delizioso era e la riconosceva
come una bimba conosce sua madre
né mai s’allontanava dal suo grembo,
vi saltellava sopra in lungo e in largo
e pigolava ma solo per lei.
Ora scende il cammino delle tenebre
da cui, si dice, non tornò nessuno.
O buio maledetto della morte
che inghiotti tutto ciò che è gentilezza!
Che passero gentile mi hai rapito.
O che disgrazia! O sventurato passero!
Per causa tua la mia ragazza piange
e i begli occhi si gonfiano e s’arrossano.

*

Lugete, o Veneres Cupidinesque,
et quantum est hominum venustiorum.
Passer mortuus est meae puellae,
passer, deliciae meae puellae,
quem plus illa oculis suis amabat;
nam mellitus erat suamque norat
ipsam tam bene quam puella matrem,
nec sese a gremio illius movebat,
sed circumsiliens modo huc modo illuc
ad solam dominam usque pipiabat.
Qui nunc it per iter tenebricosum
illuc, unde negant redire quemquam.
At vobis male sit, malae tenebrae
Orci, quae omnia bella devoratis;
tam bellum mihi passerem abstulistis.
O factum male! O miselle passer!
Tua nunc opera meae puellae
flendo turgiduli rubent ocelli.

Gaio Valerio Catullo
(traduzione di Enzo Mandruzzato)

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