CESARE ZAVATTINI: “Diu”

courbet

DIU

Diu al ghé.
S’a ghe la figa al ghé.
Sul lö al pudeva invantà
na roba acsé
cla pias a töti a töti
in ogni luogo,
ag pansom anca s’an s’ag pensa mia,
apena ca t’la tochi a cambiòm facia.
Che mument! Long o curt al saiòm gnanca.
La fa anc di miracui,
par ciamala
an möt
a ghé turnà la vus.
Ah s’a pudes spiegaram ma
l’è dificil
cme parlà dal nasar e dal murir.


DIO

Dio c’è.
Se c’è la fica c’è.
Solo lui poteva inventare una cosa così,
che piace a tutti a tutti
in ogni luogo,
ci pensiamo anche se non ci pensi,
appena tu la tocchi cambi faccia.
Che momento, lungo o corto non si sa.
Fa anche dei miracoli,
un muto
per chiamarla
gli è tornata la voce.
Ah se potessi spiegarmi ma
è difficile
come parlare del nascere e del morire.

Cesare Zavattini
(da Stricarm’ in d’na parola, Scheiwiller, 1973)

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