UMBERTO SABA, “Sonetto di primavera”

trieste

Città paesi e culmini lontani
sorridon lieti al sol di primavera.
Torna serena la natia riviera.
Sono pieni di canti il mare e i piani.

Io solo qui di desideri vani
t’esalto, mia inesperta anima altera;
poi stanco mi riduco in sulla sera
alla mia stanza, e incerto del domani.

Là seggo sovra il bianco letticciolo,
e ripenso a un’età già tramontata,
a un amor che mi strugge, all’avvenire.

E se nell’ombra odo la voce amata
di mia madre appressarsi e poi morire,
spesso col pianto vo addolcendo il duolo.

Umberto Saba

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