La voce non sa mentire. Riflessioni sociologiche di Rita Pacilio

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Jim Carrey nel film “Liar Liar” (1997)

Osservando il linguaggio non verbale si possono riconoscere le menzogne. Anni fa ad Harvard un gruppo di ricercatori di psicologia sociale ha studiato centinaia di soggetti per accertare in che modo riusciamo a celare la verità e, soprattutto, a manovrarla nella nostra vita relazionale. Lo studio non ha avuto finalità morali, bensì interessi professionali sulla comunicazione non verbale. Quindi, la preoccupazione, a differenza dei filosofi e dei teologi, non è stata etica (fare differenze tra la bugia esagerata e quella piccola), ma comunicativa; ecco perché l’interesse si è concentrato su come le insincerità sono, molto spesso, necessarie per livellare le relazioni tra gli esseri umani. Lo studio sulla menzogna è antichissimo, infatti già nel 900 a.C. in un documento si trova scritto: ‘Egli non risponde alle domande, o dà risposte sfuggenti. Dice cose senza senso, strofina l’alluce sul terreno, si strofina con le dita la radice dei capelli’. Da questo si evince che gli esseri umani sono sempre gli stessi e non sono mutati i modi di percepire il bugiardo e l’inganno. La frode presuppone atteggiamenti quali sorrisini, balbuzie, vaghezza, movimenti con le mani, lunghe pause o parole pronunciate a valanga. Gli psicologi dell’area sociale si sono concentrati, senza preventivare il pudore, sul perché una persona diventi abile nel dire bugie e il motivo che rende abili, invece, coloro che sanno individuarle. A questo punto la domanda è: esistono segnali/segni attendibili che svelano la bugia? Gli psicologi chiamano (PONS) ‘profilo di sensibilità non verbale’ il test che è in grado di valutare e interpretare i messaggi non verbali. In questo studio ha avuto molto peso l’empatia in relazione alle emozioni di chi comunica. Va anche sottolineato che la sincerità o la falsità la si presuppone in partenza, come un preconcetto. Ecco perché il sospetto premeditato può essere fuorviante, nonostante molti lavori in tal senso ci portino a dedurre che l’attitudine a smascherare la menzogna esiste ed è riconducibile ai risultati degli studi intrapresi da Zuckerman, De Paulo e Rosenthal. La voce resta l’indizio più affidabile (anche al telefono oppure a occhi bendati) rispetto al movimento corporale; molte ricerche, infatti, mettono in risalto che è più semplice scoprire i menzogneri attraverso l’utilizzo della voce. La tonalità vocale e il suo impiego sono pregni di verità; per esempio, quando riascoltiamo la nostra stessa voce registrata, ci capita di provare sgomento o negazione, proprio perché siamo messi di fronte alle emozioni (quelle relative al momento della registrazione e quelle del momento del riascolto) e non solo al significato in sé, al contenuto esatto delle parole. Non bisogna ricadere nel luogo comune che solo il corpo dà segni dei sentimenti provati. Molte gestualità, anche se più di altri indizi, ci forniscono sicuramente avvisi importanti, ma pur sempre ipotetici e difficilmente controllabili in modo simultaneo con altri (per esempio si può ridere e parlare con tono aggressivo o triste). Il bugiardo può controllare l’espressione della faccia e semmai sorridere per avvalorare la sua tesi, ma dal tono di voce si possono cogliere emozioni ben nascoste dagli atteggiamenti/comportamenti espressi con la fisicità.

Gli studiosi Paul Ekman e Wallace Friesen hanno approfondito lo studio della mimica e hanno ipotizzato che il viso è il canale che sa mentire meglio degli altri. Il volto è fornito di strumenti capaci di inviare messaggi menzogneri, quindi certamente è meno credibile per smascherare la menzogna. Spesso l’ingannatore studia bene la ‘parte’, ecco perché la studiosa De Paulo sostiene che la bugia può essere premeditata e difficile da scoprire esclusivamente nel linguaggio del corpo, mentre altre avvisaglie importanti (la voce) non sempre vengono notate, prese in esame, né appropriatamente considerate. Gli scopritori della bugia, cioè coloro che sanno riconoscerla, non sempre mettono in luce i sentimenti reali del mentitore, sentimenti che possono essere positivi o negativi. Conta, comunque, il sistema sociale in cui molti esperti dell’interazione sono ottimi comunicatori, capaci di convincere platee (politici, relatori, sacerdoti) ingannandole e manipolandole. L’ansia sociale e la sensibilità possono essere meccanismi interessanti per comprendere la verità o la bugia. Sorprendentemente, pur essendo molto empatiche e sensibili, le donne sono meno abili nello smascheramento degli inganni e tendono a ignorare l’insincerità, troppo spesso, per decoro o per lasciare andare avanti una vita sociale apparentemente soddisfacente.

Rita Pacilio

(fonte: Bugie: possibile scoprirle? di Daniel Goleman, psicologo)

 

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