JOSEPH CONRAD: “La verità interiore è nascosta”

Risalire quel fiume era come viaggiare indietro ai primordi del mondo, quando la vegetazione tumultuava sulla terra e alberi enormi ne erano i signori. Un fiume vuoto, un grande silenzio, una foresta impenetrabile. L’aria era calda, spessa, pesante, torpida. Non c’era gioia nel brillare della luce solare. I lunghi tratti del canale navigabile si stendevano, deserti, nell’oscurità di distanze piene d’ombra. Sui banchi di sabbia argentata gli ippopotami e gli alligatori stavano stesi al sole fianco a fianco. La distesa delle acque scorreva tra una moltitudine di isolette boscose; ci si perdeva su quel fiume come ci si perde in un deserto, e si cozzava tutto il giorno contro bassifondi, cercando di trovare il canale, fino a pensare di essere soggetti a un incantesimo e tagliati fuori per sempre da tutto ciò che si conosceva una volta – in un luogo lontano – forse in un’altra vita. C’erano momenti in cui il proprio passato riaffiorava, come a volta capita quando non si ha nemmeno un attimo da dedicare a se stessi; ma riaffiorava sotto forma di un sogno inquieto e chiassoso, ricordato con stupore tra le realtà opprimenti di quello strano mondo di piante, e acqua, e silenzio. E quella quiete animata non somigliava in nulla e per nulla a una pace. Era la quiete di una forza implacabile che covava un proposito imperscrutabile. Ti guardava con un aspetto vendicativo. Io mi ci abituai in seguito; finii per non vederlo più; non avevo tempo. Dovevo badare a seguire il canale; dovevo distinguere, per lo più per ispirazione, le tracce delle secche nascoste; stavo attento alle pietre sommerse, stavo imparando a stringere prontamente i denti prima che il cuore mi saltasse in gola, quando rasentavo fortunosamente qualche infernale vecchio tronco sornione che avrebbe squarciato l’esistenza di quel mio battello da due soldi e fatto affogare tutti i pellegrini; dovevo tare all’erta in cerca di alberi secchi da poter tagliare di sera per alimentare la caldaia il giorno dopo. Quando si deve badare a cose di quel genere, ai semplici avvenimenti della superficie, la realtà – la realtà, vi dico – svanisce. La verità interiore è nascosta – per fortuna, per fortuna.

Joseph Conrad
(da “Cuore di tenebra”, 1899,
traduzione di Flaminio Di Biagi)

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.