Antonella Caggiano: nota critica su “Dalla parte di lei”, di Alba de Céspedes

“Era la fine: mia madre, arrossendo, s’alzò dal pianoforte e fece per sfuggire via, ma Hervey la trattenne per un braccio. Si guardarono e poi sorrisero, confusi d’aver manifestato un sentimento che finora essi stessi avevano creduto d’ignorare. In quel sorriso si volsero a noi… Attraverso un velo di lacrime, lucido e tremante, vedevo mia madre ed Hervey che si staccavano da terra tenendosi per mano e salivano salivano, si sollevavano sul vestito azzurro come una nuvola. E, a causa di quel velo di lacrime, non potevo distinguere le fattezze; mi pareva che fossero entrambi dello stesso sesso: né uomo né donna, angeli.”

Immediata si concretizza l’immagine dell’Amore ineffabile dei versi di dantesca memoria “…Quei due che ’nsieme vanno, / e paion sì al vento esser leggieri” in cui Paolo e Francesca, travolti dalla bufera della passione amorosa, poi ne furono anche condannati (nel libro della de Céspedes sarà la madre e, seppur in misura diversa, anche la figlia Alessandra, a subirne lo scacco). Eppure qui si celebra la “favola bella” di un Amore che sceglie e lega per affinità di animo.

Non solo questo. Alba de Céspedes è capace di passare in rassegna ogni sorta di umano sentire, nello sfondo storico della seconda guerra mondiale e attraverso la narrazione della protagonista Alessandra, caratterizzata da un animo sensibile e inquieto. Solitamente dal comportamento tranquillo ed equilibrato, Alessandra cresce come una ragazzina timida e altruista, un’alunna diligente e brillante, per diventare una donna intraprendente e con valori solidi, ma capace talvolta di reazioni violente che lasciano sbigottimento. Il linguaggio, coinvolgente e fotografico, mi ha riportato agli amorosi racconti di mia nonna, grazie a parole quali: “giuoco, intiera, maraviglia, porticciuolo..” in pagine di descrizioni sognanti (fra le altre anche dei paesaggi abruzzesi), di poesia, di sofferenza, di rabbia contagiosa.

Dalla parte di lei racconta l’insondabile animo femminile (ma non solo) che fuoriesce con la caparbia volontà di chi vuol farsi finalmente sentire, dopo l’ostruzionismo di rigidi schemi familiari e sociali che condannano al silenzio e all’impotenza. Tuttavia nel libro si delinea precipuamente l’umanità tutta, in una volontà di ritrovare la bontà dell’uomo anche quando sembrano predominare lati oscuri. Così accadrà che l’ufficiale alla caccia di Francesco (marito di Alessandra e partigiano) piombi in casa di Alessandra e le faccia leggere una poesia di Rilke. E quelli non potevano non essere versi sibillini del finale: “Tant de départs m’ont lentement formé dès mon enfance…” (“Tutti gli addii ho compiuto. Tante partenze mi hanno formato fin dall’infanzia…”).

Antonella Caggiano

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