Dante Maffìa: “Ricordo della madre”

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RICORDO DELLA MADRE

È più di mezzo secolo
che te ne sei andata.
Evidentemente Dio aveva bisogno
di un’altra madre per gestire
i giardini del cielo,
perciò Gli perdono il gesto crudele,
l’avermi lasciato solo a martoriarmi.

Mi ricordo quanto valeva una tua parola,
che semaforo attento eri,
mi ricordo che anche il dolore
lo trasformavi in gesto normale.
Eri la fonte e la ricreazione,
la stampella e la corsa verso il mare.
Perdonami se non sono stato

felice come avresti voluto;
perdonami i troppi peccati commessi,
le manchevolezze fatte ma per distrazione.
Perdonami i tradimenti inflitti a me stesso.
Non sono stato bravo a godermi la Bellezza
nella sua totale furia,
nel suo disegno sublime.

Dicevi ch’ero un cane randagio,
è vero, e non do colpe a nessuno.
Ma proprio perché randagio ho potuto assaporare
i frutti proibiti, amare le Chimere,
amare lei. Non la conosci, mi dispiace,
e non credo che la potrai incontrare
neppure dopo. Io e lei andremo nel profondo,

dove satana sbraita come un cavallo scemo,
come una cometa che ha perduto la coda.
Ormai siamo separati per sempre.
Non sai quanto mi dispiace
che tu non potrai abbracciarla,
ti piacerebbe, è bella come te,
ha il cuore grande quanto il tuo.

Dante Maffìa

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2 pensieri riguardo “Dante Maffìa: “Ricordo della madre”

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