“L’officina del mondo. La scrittura poetica di Dante Maffìa”, di Marco Onofrio, letto da Carmen Moscariello

“Trattatello in laude di Dante”, di Giovanni Boccaccio, è un’opera determinante per chi vuole conoscere Dante Alighieri, la sua poetica, la sua biografia, ma anche i personaggi del suo tempo, gli amici, l’esilio, il dolore del sommo Poeta, la morte e la rinascita. È un’opera che mi ha sempre conquistato e, malgrado il Fiorentino nei secoli abbia attratto le più belli menti per analizzare il suo pensiero poetico e la sua vita, per i miei studi l’opera del Boccaccio è sempre stata un grande punto di riferimento. Nelle parole del Certaldese ho potuto cogliere il divino, il sogno, la filosofia, la teologia, i fatti biografici (unica quasi assente, Beatrice) del più grande dei poeti. Ebbene, man mano che leggevo la luminosa opera che Marco Onofrio ha dedicato al Poeta Dante Maffìa (L’officina del mondo. La scrittura poetica di Dante Maffìa, Reggio Calabria, Città del Sole Edizioni, 2021, pp. 298, Euro 16), pian piano, dicevo, avvertivo inconsciamente una profonda familiarità con le analisi chiare e precise del critico-poeta; avvertivo anche una profonda condivisione con quanto scriveva. Confesso che in qualche momento ho provato un po’ di sofferenza perché avrei voluto scriverlo io.

Il lavoro ha la spazialità, i colori, le vertigini che ho ammirato tra le volte vertiginose della reggia di Monaco di Baviera.  Volte altissime che avevano assorbito l’azzurro cielo della storia e di ogni meravigliosa nota delle orchestre viennesi e tedesche. Mi ha fatto pensare, per il garbo e l’eleganza della scrittura, ai bellissimi fascinosi colori di certe opere al femminile di Klimt. Voglio dire che il perfetto, magnifico lavoro di Marco Onofrio sulla Poesia di Dante Maffia ti dà quel senso del divino che Boccaccio colse nell’opera dantesca, come pure un’ariosità che non ha niente del martellante accademismo della critica alla quale purtroppo siamo assuefatti. Certo l’opera poetica di Dante Maffia è splendore, forza, tuono, lampo, tempesta, vortice, uragano. Tutte queste forme il critico, direi di più il poeta Marco Onofrio, ha sapientemente fatto emergere, le ha messe in luce, le ha accarezzate con amore e orgoglio, quasi che quelle caratteristiche fossero anche le sue. Conosco un telescopio, di quelli inventati negli ultimi tempi, quello potente costruito dal mio amico astrofisico di fama mondiale Massimo Capaccioli, puntato non genericamente nel cielo, ma in un universo di galassie, fiumi di galassie che si abbracciano, che credono con fermezza che il mondo può essere bello. L’autore analizza una per una le opere poetiche di Dante, senza mai perdere di vista la complessità, la problematicità, il fascino, la grandezza della Poesia di Maffia. D’altronde Marco Onofrio esordisce proprio così: “Dante Maffia è un grande poeta”, questo è il primo rigo dell’opera. Come dargli torto? Scrive Onofrio:

“Maffìa… non bleffa, non ne ha bisogno: ha avuto in sorte un talento di cui lui stesso non conosce l’origine e i confini, una potenza smisurata e spaventosa che lo abita da quando era bambino, e che ogni giorno gli fa avere le visioni e gli detta dentro le parole, miliardi di parole spese sulle pagine di oltre 100 libri, in versi e in prosa. Mi riconosco in lui per questa sua passione totale e torrenziale che lo rende in grado di aderire alla propria interiorità, scrivendo in modo sempre autentico e sincero, senza ricorrere a mezzucci, schermi o infingimenti. Ne sentivo da anni parlare ma ho dovuto attendere il 2008 per conoscerlo di persona, ed è stata subito amicizia”.

Infatti, il libro è anche il racconto poetico di una grande amicizia, di un amore assoluto per la Poesia, non barattabile con niente e nessuno.

Cerchiamo però di comprendere come mai la Poesia di Maffia ci porta ad esprimerci senza remore, con tale entusiasmo. Più volte mi sono chiesta che cosa ha di diverso dagli altri? La risposta che mi sono data è che tra tanti poeti esangui, malaticci, spossati dalla depressione e dalla noia, le sue parole sono l’energia e la giovinezza del mondo, l’esordio della vita, il correre senza fiato per abbracciare la stella più bella. Insomma la sua poesia è Vita che ti ingloba, ti cattura, ti spinge ad essere migliore e a rinnegare tutte le cose che non ti convincono, che sono opache e quindi mortifere. Nascere Poeta è un dono del Divino Creatore. Un dono che Dante Maffia difende con feroce orgoglio. Guai alle bassezze! Il Poeta è prima di ogni cosa la purezza del vento, la tempesta delle nuvole, l’urlo nella notte che sfida la morte.

Carmen Moscariello

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