UMBERTO ECO: l’Homo Faber e l’equilibrio ecologico ragionevole

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Su «L’Espresso» mi ero occupato dell’ecologia e avevo polemizzato contro il radicalismo ecologico, per cui, pur di salvare il pianeta, vale la pena di distruggere la specie umana. Parlavo di un ecologismo ragionevole, per cui l’Homo Faber (una creatura che per natura modifica la Natura) è un figlio della Gran Madre Terra almeno quanto la foca monaca. Ora Franco Tassi si chiede se sia poi vero che sia stata la Terra a volere l’Homo Faber.

La prima ipotesi è che la Terra sia un puro sistema autoregolantesi, senza volontà, fini e intenzioni. Allora ogni cosa vi avviene nel senso in cui si formano i cristalli di neve o in cui i pendii montani si riassestano attraverso slavine, morene e valanghe. In tal caso sulla Terra accadono fatti, che non sono né buoni né cattivi, sia quando la Terra ammazza i dinosauri che quando fa nascere l’Homo Faber (è poi costui che inventa i giudizi di valore). Ma allora sarà soltanto un fatto se l’Homo Faber continuerà a produrre ossido di carbonio distruggendo, con l’ambiente, la propria specie; e sarà un fatto se gli alberi a poco a poco ricresceranno nel giro di pochi millenni, e la Terra ritroverà un nuovo equilibrio senza di noi. Non c’è da preoccuparsi, inquiniamo pure, la Terra se la caverà.

Oppure si intende la Terra come una divinità con finalità proprie. E allora se l’Homo Faber è nato, in qualche modo essa lo ha voluto, e se lo ha voluto, deve trovare un equilibrio collaborando con lui. È vero che si può anche pensare (come molte religioni hanno fatto) a una divinità che tuttavia deve fare i conti con la presenza del Male. Ma il Male (nel nostro caso l’Uomo) o è stato permesso da Dio proprio per mettere alla prova le sue creature, o è stato creato da una Antidivinità (il diavolo, oppure un cattivo Demiurgo – ma rinasce il terribile problema di come la divinità abbia permesso questo incidente), oppure la stessa divinità è rosa da una dialettica interna, per cui essa è l’origine non solo del Bene ma anche del Male). In ciascun caso la Gran Madre Terra (come la divinità di altre religioni) va considerata corresponsabile del guaio metafisico che la mina. La Terra è tenuta a fare i conti con l’Uomo, perché o lo ha voluto, o lo ha permesso, o se lo ritrova tra i piedi come parte di sé. Ma anche se l’Uomo fosse il Male della terra, è assai curioso che il progetto di redenzione (e la sicurezza luminosa su come salvare la Terra) venga proprio dagli ecologisti radicali, che sono uomini anch’essi, e quindi rappresentanti del Male. Perché dovremmo fidarci di loro?

In realtà la preoccupazione ecologica è un tipico prodotto umano. È la sensibilità (e il rimorso) dell’Homo Faber che dà origine all’idea di rispetto del pianeta. Gli animali non rispettano niente. Sino a che sull’isola ci sono conigli, le volpi se li mangiano, incuranti del fatto che quando non ci saranno più conigli da mangiare esse si estingueranno per fame; e quando, morte quasi tutte le volpi, i pochi conigli superstiti ricominciano a riprodursi in pace, lo fanno beatamente, senza sapere che stanno provvedendo nuovo cibo abbondante alle volpi rimaste, che daranno inizio a un nuovo ciclo.

Ma non solo l’ecologia è ideale umano. È pochissimo pagano e assai cristiano. Le tribù primitive non sono ecologiche, depredano la natura. Il rispetto per le altre specie è un sentimento cristiano, francescano. Che viene condiviso anche da chi francescano non è, quando si unisce alla preoccupazione, sanamente egoistica, per la sopravvivenza della specie. Ma anche la preoccupazione razionale per la sopravvivenza della specie è prodotto umano. L’ecologia è soltanto il modo in cui la specie umana fa i conti con i diritti dell’ambiente, e i diritti della propria umana disposizione a modificare l’ambiente, per trovare un equilibrio ragionevole.

Umberto Eco (1992)
(da “Le magnifiche sorti e progressive. Anticipazioni sul Terzo Millennio”
supplemento a «La Repubblica» del 21 febbraio 2021, pp. 9-11,
su licenza de La Nave di Teseo Edizioni)


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