Luigi D’Alessio: “Alvaro Murena e il toro”

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ALVARO MURENA E IL TORO

Alvaro Murena, è solo.
Accasciato in un male
che toglie fierezza al corpo,
al volto, alla memoria austera
delle gambe ora avvilite. Il vis-à-vis
della rappresentazione tragica è tutta lì,
nell’arena di Giuditta e Oloferne.

Le braccia non più posseditrici
delle mani di Achille reggono il capo,
attraversano il corpo non più
retto dal cuore.


Lui è Alvaro Murena.
L’altro ha il nome generico
che l’uomo, l’arte, il mito, la letteratura
hanno dato a una razza: Toro.
Lo stesso onorato da Picasso.
Come un anonimo nella divinità
delle tauromachie.

Lui è accasciato.
L’anonimo in piedi è simile all’istante
prima del ripensamento
di Artemisia Gentileschi.

Alvaro è solo
senza dèi al suggerimento
della via di fuga. È
di una solitudine nucleidea,
quando la solitudine
non traslittera in paura
sull’uscio di quell’angoscia
che senza terra non lascia il tempo
della domanda a Ade,
Il varco è qui?

È lì, un cuore alla smentita
della potenza della poesia:
Senza la mia solitudine
sarei ancora più solo. Lì
con l’avverazione di Quasimodo:

Ognuno sta solo sul cuore della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito morte… lì
dove non esiste più
il soggetto collettivo, quell’“ognuno”,
trasfuso ora nel nucleo di un Io
alla mercé della speranza di una trafittura.
Immediata nel punto della vita
per non perire della legge
di un terribile contrappasso:
Devi morire assumendo su di te
la morte storica subita da me.

È nell’arena. Forse immagina
un imperatore dal palco
indicare il pollice verso
al padre dei minotauri.
Gli sta davanti, e deve
decidere per Alvaro Murena;
riconoscere, in sé, per una
bizzarria della Natura un SÉ,
che non ha mai letto
il Deus sive Natura, di Spinoza.

È il Tu a Tu dell’Universo.
Lui e l’altro.
L’altro e lui.
Un drammatico vis-à-vis.
Chi lui chi l’altro, nel corpo a corpo
non si sa.

Una visione senza interiorità,
ai confini impercettibili dell’astralità
lega l’uno all’altro in una improvvisa
Arca dell’Alleanza, che vede il toro,
giunto da Poseidone e
dall’incontro con Pasifae,
d’improvviso tutore
di una mitologia smentita:
insegnare all’antico nemico
la lealtà dei vincitori quando
non decidono la sorte nefasta,
al cuore dell’uomo. Quella.
L’immobile recita del nati
non foste…

(*Riferimenti: Mitologia; Montale,
La casa dei doganieri; Inferno,
Canto XXVI, v. 119).

Luigi D’Alessio

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