Tanti auguri Willy! I 90 anni del nostro editore, in un articolo di Paolo Fallai sul “Corriere della Sera”

Foto Willy

WILLY POCINO, 90 ANNI CON ROMA NEL CUORE
Scrittore, direttore di riviste e “piccolo” editore

No, Willy non è un soprannome. Sono tanti anni che questo generoso personaggio abita il panorama culturale romano sempre con un nuovo progetto, un nuovo libro, una nuova idea. Domani, 22 maggio, Willy Pocino compie 90 anni e ci sono una quantità di persone che ne hanno la metà ma non arrivano a un decimo della sua energia.
Non è un soprannome Willy ma il frutto della caparbietà di suo padre, direttore di banda musicale, che volle chiamare suo figlio come Willy Ferrero, bambino prodigio della musica internazionale che a sei anni era già salito sul podio di direttore d’orchestra e a 42 avrebbe scritto le musiche per il film La terra trema di Luchino Visconti. Così riuscì a imporsi all’impiegato dell’anagrafe di S. Angelo d’Alife (Caserta), dove Pocino è nato. Ma lui non è mai stato fermo: a soli dieci giorni la famiglia si trasferì a Monte San Giovanni Campano (Frosinone), dove si è guadagnato la cittadinanza ciociara e dove ha vissuto fino a 26 anni.
Per chi non lo conosce (ma chi non lo conosce?) il suo biglietto da visita, dovrebbe portare scritto giornalista – è stato capo ufficio stampa dell’Acea – scrittore (di un lungo elenco di libri), fondatore di riviste (la sua “Lazio ieri e oggi”, di cui è tuttora direttore responsabile, non manca un mese di uscita dal 1965); editore della Casa Editrice Edilazio (1998) che oggi conduce con la figlia Mariarita e con la direzione editoriale di Marco Onofrio; fondatore dell’Associazione fra i Ciociari residenti a Roma (1961), del Gruppo Culturale di Roma e del Lazio e del “Lunario Romano” (1972). Membro Onorario dell’Associazione Culturale “Alma Roma” (1970), Socio dell’Accademia Tiberina (1970) e del Gruppo dei Romanisti (1979), è Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica (1978). Insomma a Willy, più che un biglietto, servirebbe un lenzuolo.
Ma nessun curriculum potrebbe spiegare la passione e l’amore sconfinato per Roma e il Lazio. Non c’è ricerca storico artistica che non l’abbia visto promotore e testimone. Per lui non esistono storie minori, caso mai qualche svogliato minore che non ha voglia di impegnarsi. Ha cominciato con un saggio critico su “Dante e Celestino V” (1959) e “I Ciociari” (dizionario biografico), prefazione di Anton Giulio Bragaglia (1961). Non ha ancora finito: sta preparando una Piccola Enciclopedia Romana e il Dizionario toponomastico dei quartieri Appio Latino e Tuscolano. In mezzo c’è stata la capacità di accogliere e sostenere il lavoro di tanti studiosi di chiara fama, che lui ha cominciato ad aiutare quando non li conosceva nessuno.
Tra i suoi tanti libri quello che preferisco è il “Dizionario delle strade curiose di Roma. Toponimi strani, difficili, incompleti, ripetuti, sbagliati”. È lui chi mi ha fatto scoprire che via Saliola si chiamava Via Meglio di Niente o che vicolo del Fico, a metà Cinquecento, aveva una variante femminile.
L’unica cosa che Willy Pocino non ha fatto in vita sua è stato giocare a basket. Piccolino com’è, col suo carattere, avrebbe umiliato qualunque gigante. Auguri Willy.

Paolo Fallai
(“Corriere della Sera”, 21 maggio 2020,
Cronaca di Roma, p. 15)

 

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