“Papà Marilyn”, di Clara Cerri, letto da Dante Maffìa

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Con questo romanzo (Papà Marilyn, Trevignano Romano, Tempesta Editore, 2019, pp. 240, Euro 17) Clara Cerri mi ha fatto entrare in angoli impensati o addirittura bui della psiche umana, mi ha portato dentro abissi sconosciuti e scomodi che spesso sono la condizione usuale di molti giovani, il loro modo di essere, di vivere e di vedere il mondo. Abituato, come sono, a guardare solo in profondità e non “altrove”, spesso non mi sono accorto che la realtà ha scoscendimenti e radure inusitate, luoghi imprevedibili che presentano piaghe e ferite, comunque una diversità che sarebbe bene incontrassimo tutti per renderci conto che la vita scorre in molte direzioni e sbanda, scoscende, ruota, si dimena creando scossoni spesso irreparabili, comunque giacimenti di angosce.

Roy è un ragazzo che ama disegnare, con una sua interiorità popolata di esseri particolari che vanno dagli zombi ai ratti, da strani mostri all’anticristo, da un Dio quasi assente che poi però fa sentire la sua presenza in modo deciso. Questi esseri si muovono dentro di lui creando un mondo molto particolare con il quale egli, quasi senza volerlo, raffronta le sue emozioni in un altalenare costante e perfino confuso, con scossoni violenti come quando accade la morte del padre o come quando scopre che il suo amico Bob, studente di medicina, è gay. A questo punto Roy si trova ad esaminare il suo modo di essere e si rende conto di non stare nelle regole usuali, ma di seguire, ancora e sempre, le indicazioni di Marilyn.

Questo lo schema generale, ma il romanzo di Clara Cerri va goduto nei particolari, nelle scene di un quotidiano che si dipana in una “viventia” costante, direbbe De Unamuno, ricca di risvolti, di approdi, di quella crescita che fa del libro un esempio molto esplicito di narrativa della formazione. Argomento ultimamente molto trascurato dai narratori che forse non si sono resi conto della radicale trasformazione avvenuta in tutto il mondo nella psiche dei giovani e della società che ha mutato il suo assetto, i suoi valori. Bisogna sottolineare che la scrittura di Clara è avvincente, che il suo narrare è saputo dosare e che gli spaccati umani sono sempre descritti con precisione, direi fotografati con partecipazione. Del resto, essendo un libro che indaga decisamente sulla identità non poteva restare nelle premesse assai cariche del ragazzo che è nutrito di fantasmi e che convive con mostri primordiali, doveva con naturalezza, e la scrittrice ha saputo farlo, indagare, rappresentare i desideri di Roy al di là del peso e delle ingerenze interiori.

Il risultato è un affresco molto probante della realtà odierna dei giovani non solo americani, una realtà che ha cercato un adeguamento alla condizione del fumetto e che adesso vuole trovare, fuori dalle imposizioni e dai condizionamenti, la libertà per “diventare ciò che vuole”.

Dante Maffìa

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