“Poesie per Natasa”, di Ion Deaconescu, letto da Anila Dahriu

scansione0004

Libro di rara bellezza, di estrema raffinatezza espressiva, dettato dal dolore della perdita, ma senza eccessi, scritto dominando l’estensione e la profondità del dolore e riuscendo quindi a distillare ogni parola, sapendo raccontare i sussulti della perdita, il vuoto lasciato, l’inutilità del vivere. Ion Deaconescu è un poeta di estremo rigore linguistico e perciò la sua espressività non spreca aggettivi, non si dilunga nelle descrizioni, ma va dritto all’essenziale e con pochi cenni fotografa la tragedia che lo ha investito, il baratro dentro cui è caduto:

Ti chiamo nella stanza
trasformata in una grotta enorme
senza finestre e senza porta,
e le mani si prolungano deboli
cercandoti.
Il richiamo si trasforma
in lacrima pietrificata.
Salirò su una nuvola,
però dimmi come fermare
l’eco del grido!

Il tono generale del libro è questo, e si avverte che non si tratta assolutamente di un atteggiamento letterario, ma di qualcosa che ha trafitto il poeta e lo ha sbattuto nel gioco perverso dell’assenza che è atroce delirare, funesta rinuncia. Deaconescu sa raccontare con perizia i minimi sussulti della sua condizione di vedovo, ma non cede mai al patetico, come ha osservato Dante Maffia, anzi è in grado di trasformare il pianto in una forma di colloquio per cercare di capire che cosa c’è dietro la morte e oltre la morte. Diventa quindi naturale il richiamo alla sua condizione umana, al suo accorgersi che “Un diluvio di farfalle perse / si poseranno sulle mie spalle, / come segno che il volo è finito”.

Dunque “Poesie per Natasa” (Edizioni Lepisma, Roma, 2018) è un libro d’amore, di morte e di dolore, ed è costruito attraverso il filo interminabile e inesauribile degli affetti, giocato sulle intermittenze di una presenza-assenza che continua a germogliare nell’animo. Non ci sono finzioni letterarie dentro queste pagine che grondano di vita, non ci sono escamotages che fanno da raccordo agli archetipi del passato, alle misure e al peso dei grandi esempi: Deaconescu pone su un piatto, e senza coprirlo di fronzoli, la sua vita, la sua umanità e il suo innamoramento finito nel precipizio del dolore senza rimedio. Da qui quella purezza del dettato poetico che incanta e ci fa sentire parte viva di una condizione umana nostra, cioè universale.

Anila Dahriu

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.