“Lo Sciamano”, di Valerio Mattei, letto da Marco Onofrio

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Lo Sciamano, il libro grazie a cui – esordendo in campo letterario – lo straordinario talento musicale di Valerio Mattei si cimenta con la melodia della pagina scritta, è un’opera in equilibrio tra narrativa e saggistica, romanzo e dialogo filosofico, apologo morale e vademecum di massime spirituali. La scrittura coinvolge e intriga, è agile e scattante, quasi sempre fluida nonostante la quantità e la complessità degli argomenti affrontati. Dico subito che Lo Sciamano è un libro d’Amore e sull’Amore (con l’iniziale maiuscola), giacché l’impulso e poi l’andamento che lo caratterizzano, percepibili nel corpo emozionale di ogni pagina, nascono da quello che è, spiritualmente e non solo, il significato primo e ultimo della Vita, ciò che appunto le dà significato, linfa, profumo, sapore. Scrive infatti Mattei, come in un gospel gaudioso per voci celebranti o in un mantra sciamanico per cuori visionari:

L’Amore è la Legge
che non prescrive condizioni.
L’Amore crocifigge
per consentire resurrezioni.
Non segna sulla lavagna
cattivi e buoni.
Non disdegna,
a tutti insegna,
senza eccezioni.

L’Amore dice senza parlare.
L’Amore brucia senza divorare.
Porta Giudizio senza giudicare.
L’Amore cuoce senza attaccare.
Silenzioso, antiaderente,
l’Amore è mare e salvagente.
Così grande da essere Tutto,
e da saper sembrare niente.

Sentinella negli assedi.
Fontanella per le seti.
Campanella per gli impreparati.

L’Amore osserva senza fare osservazioni.
L’Amore ama libero dalle passioni.
L’Amore conosce senza imparare.
L’Amore riconosce senza ricordare.
L’Amore sa mentire senza ingannare.
L’Amore sa astenersi dal fare il bene,
quando quel bene, può fare male.

L’Amore intende senza sentire.
L’Amore comprende senza capire.
L’Amore si protende senza interferire.
L’Amore si arrende senza smettere di agire.
L’Amore sogna senza dormire.
L’Amore aspetta senza aspettative.

Parole che sgorgano come acqua sorgiva da un senso vivo di gratitudine per il dono di esistere, di avere avuto in dono un potere creativo, un potere quindi terapeutico. Tutto il libro è pervaso da questa fede nell’artista come guaritore, curator animi, catalizzatore e trasformatore di energie. Una vibrante antenna che riceve e trasmette a 360°. Praticamente, appunto, uno “sciamano”. La musica, Valerio Mattei lo sa bene, lenisce le ferite del cuore. Ora sta imparando che anche la scrittura può farlo, per chi scrive e per chi legge, ed è uno degli obiettivi di rigenerazione che si propone di ottenere con il libro.

Parlando ancora dell’Amore che dà la propulsione alla scrittura, nutrendone di luce creativa tutti i potenziali di bellezza, c’è da aggiungere quello incondizionato che proviene dalla “radice prima” della famiglia, quel tepore dolcissimo nel sentirsi «costantemente amato e al sicuro», protetto da ogni pericolo. Lo percepiamo fin dalla dedica al padre che, con umanità e dolcezza non comuni, Valerio depone sulla soglia del percorso:

Non riesco a immaginare
benedizione più grande
e dono più prezioso
dell’aver conosciuto e sperimentato a piene mani
il tuo amore incondizionato,
la tua bontà straripante
e la tua inesauribile, infinita generosità.

Lo Sciamano
sei sempre stato tu,
Papà.

Grazie,

Valerio

La parola-chiave del libro è: trasformazione. Configura infatti un percorso di guarigione e crescita evolutiva. Un reset spirituale. Un ricapitolarsi dalle origini. Lo Sciamano si struttura e si dipana come dialogo/monologo con una entità sopramentale, una sorta di Virgilio ipnotico ed estatico, spesso leggero, acrobatico, arguto e sorridente, assimilabile al Superio, lo Spirito Guida, il Sé eterno, la «versione più alta di me stesso», nelle sembianze di un maestro spirituale che accoglie l’io narrante alle soglie di un sogno lucido e lo accompagna lungo il percorso dentro i territori metafisici che la nostra esperienza terrena racchiude. Questo sogno lucido apre le porte della percezione al «regno dimensionale» da cui proveniamo prima di incarnarci: l’Infinito e l’Eterno da cui irradia un senso meraviglioso di luce, di «espansione e immensità». Viene così focalizzata la vocazione profonda di Valerio Mattei, tripartita fra Arte, Comunicazione, Spiritualità, convogliate nella ricerca della felicità, così definita:

Non c’è una strada per la felicità. La felicità è la strada.
La felicità è quindi una scelta.
La scelta innanzitutto di arrenderti, di mollare i combattimenti, gli spasmi forsennati con cui ti dimeni tra le onde a volte impazzite della vita e di iniziare finalmente a danzarci insieme, senza perdere i tuoi colori e la tua personalità unica e irripetibile.

Mattei evoca un atteggiamento di apertura al mondo e ai suoi messaggi subliminali, ad esempio «spezzoni di frasi ascoltate per caso». In realtà nulla accade per caso e «tutto parla. Il punto è semmai: chi ascolta?». L’artista è questo, anzitutto: un uomo in ascolto. C’è tutto un assieme di universi che chiede e merita ascolto. Le vibrazioni energetiche. Le voci del silenzio. Gli oceani della profondità. Le soglie invisibili del mistero.

L’artista è chiamato a conciliare l’inquietudine perenne che ne guida il percorso con il desiderio di una vita piena e appagante, per sé e per gli altri. La formula per cominciare a guarire è: «Io sono. Qui. Ora». Il presente è sempre un dono, come dice la parola stessa. Nel coincidere con la contingenza dell’impermanente, si ferma per magia il fiume del tempo e si abbraccia «l’Eterno che sorride sornione tra le pieghe degli eventi quotidiani». Contattiamo così il «campo di energia molto più vasto della nostra persona fisica» in cui siamo immersi, spesso come sonnambuli. Ma occorre abbattere il muro della pigrizia e dell’inerzia statica che ci impedisce di cambiare, consapevoli che «anche un viaggio lunghissimo / inizia da un singolo passo».

valerio
Valerio Mattei

Lo Sciamano che l’io narrante incontra è un Maestro autentico perché mostra la grandezza del discepolo, non la sua. Ma non è sempre facile o piacevole parlarci: rovescia i luoghi comuni, de-automatizza i processi mentali, produce impatti vertiginosi con le sue domande destabilizzanti. Sintetizza in modo eclettico, nei suoi discorsi, millenni di pensiero, di sapienza religiosa, di ricerca filosofica e spirituale. Le sue parole, dosate con cura amorevole, consentono «il germogliare del mio essere, fino ad allora sopito come un seme sepolto nella preistoria della mia vita». Agevola, con la sua attività maieutica – ricca di stimoli, esempi, consigli, provocazioni, e soprattutto tantissime domande –, un processo di integrazione della persona umana e di centratura del Sé verso la piena auto-realizzazione: «Ripristinare lo splendore / di quando sei venuto al mondo». Questo vorrebbe Valerio Mattei facendosi Sciamano di ogni suo lettore, cioè animatore e mallevadore di energie addormentate; e per farsi Sciamano deve fingersi discepolo del proprio Maestro interiore.

Le persone stanno male, vivono male. C’è tanto da essere, più che da fare. Siamo «distratti e distrutti», logorati da una vita impossibile e da un sovraccarico di stimoli (immagini suoni parole) che in realtà nascondono il vuoto dell’insignificanza. Tutti iper-connessi ma profondamente soli. Viviamo «ampiamente al di sotto delle nostre possibilità». Ecco perché il mondo non cambia! E invece basterebbe poco:

Non immagini neanche quanto si può essere luminosi e in pace aggiustando un paio di cose a livello interiore. Però vai cercando il grande amore, il grande successo, soldi, case, lavoro, etc.
Inizia a dire… grazie… al mattino.

Occorre destrutturarsi per far emergere la propria verità: far cadere le impalcature, gli schemi, gli stereotipi, le abitudini, le gabbie, le trappole dell’Ego che ci condizionano. Naufragio e black out, altra via non c’è: morire a se stessi per cominciare a vivere davvero.

Muori adesso.
Muori mentre vivi.
Muori all’Ego.
Muori al falso sé.
Muori a chi pensavi di essere.
Muori ai condizionamenti che hai assorbito acriticamente nell’infanzia.
Muori ai traumi, alle ferite, a tutto ciò che non ti appartiene.
Muori a tutto ciò che ostruisce e sporca la tua connessione.
Muori a tutto ciò che ti tira giù e oscura la tua luce.
Muori al tuo dramma.
Esci dalla recita.
Lascia cadere la maschera.
Lava via il trucco.
Scendi dal palco.
Salta giù dal treno.
Muori a tutto il tuo patrimonio genetico che, come un nastro ininterrotto, ti porta a sbattere continuamente sulle stesse frustrazioni. Come una nave che naufraga sempre sulla stessa scogliera. Come un calabrone che urta ciecamente sul vetro della finestra chiusa, quando poco più in là ce n’è un’altra spalancata.
Muori adesso.
Muori senza morire.
Muori.
E inizia a vivere.
Inizia a vivere davvero.

Fra i tanti percorsi spirituali che il libro ha il pregio di illuminare, ho individuato 7 passi fondamentali di crescita interiore grazie a cui creare i presupposti del necessario e sospirato salto di coscienza:

1) perdonare, amare il nemico, smettere di volergli assomigliare. Il perdono «è un regalo immenso che fai a te stesso» perché annulli la negatività, liberando le energie intrappolate dal bisogno di vendetta, di rivalsa, di rivendicazione;

2) perdonarsi, accettare il proprio passato. «Non giudicare la persona che eri. Perché quella persona ti ha portato qui sulle sue spalle ed è morta per far vivere te»;

3) ringraziare tutti gli ostacoli e i fallimenti attraversati: è grazie ad essi che sei cresciuto. Imparare a danzare leggeri e naturali sulle circostanze, come il surfista che diventa un’unica cosa con le onde, con il vento, con il mare;

4) trasformare il dolore: tocca a noi farlo, ed è «libero chi ce la fa». Il dolore è uno scandaglio abissale, un veicolo di profondità che ci permette di essere autentici;

5) riconoscere la legge universale dell’ambivalenza: «ogni cosa è portatrice sana del proprio opposto»;

6) com-prendere, cioè prendere con sé, accogliere e capire con il cuore. Riconoscere la luce in ogni persona, anche quella in apparenza più oscura. Amare incondizionatamente, seminare amore (o almeno un’intenzione d’amore) senza aspettarsi niente in cambio. Sentire gli altri come parti di sé;

7) arrendersi, smettere di fare la guerra. Accettare la sconfitta, ammettere il fallimento: quello è il primo gradino della risalita, il presagio della rinascita.

Il successo autentico coincide allora con l’auto-realizzazione:

Essere non fare.
In questo modo potrai diventare meditativo in qualsiasi circostanza.
La meditazione, l’introspezione, la respirazione, il movimento, la giusta alimentazione, abbondanti dosi di acqua e sonno rappresentano le chiavi per essere una persona altamente funzionale.
Sarai creativo, rapido, efficiente, geniale, intuitivo, amorevole, paziente, centrato, compassionevole.
Avrai la sensazione gradevolissima di camminare in un pianeta completamente diverso pur continuando a fare avanti e indietro dal lavoro.
Non avrai neanche più voglia di desiderare chissà cosa perché la dolcezza, la delizia sarà dentro di te e da dentro di te potrai proiettarla fuori di te.
Il successo è questo. Nient’altro. È una qualità che tu proietti da dentro a fuori, non qualcosa che devi raschiare dai muri del mondo. Il tuo talento riposa nel tuo DNA, non nelle mani di chi ti ascolta.
Non è il clap clap degli altri che deve e/o può sancire il tuo valore.

Ciascuno è chiamato a liberare le energie imprigionate, creare lo spazio di un miracolo, abbracciare finalmente la propria identità divina: sentire sorgere dentro di sé «il potere, la libertà, la maestà, la bellezza», l’infinita dignità dell’essere umano. Sono questi alcuni dei semi spirituali – spesso autentiche perle di riflessione e di intuizione poetica – con cui Lo Sciamano si propone di nutrire il nostro cuore inaridito per curarci e farci riappropriare di noi stessi.

C’è qui, peraltro, il laboratorio artistico di Valerio Mattei Percepiamo tutto il fervore creativo da cui sbocciano le sue creazioni. Il pensiero che fa da retroterra alla sua musica; ma anche la musica del suo pensiero, non meno bella e avvincente delle sue canzoni. Dovrebbero leggere questo libro gli studenti nelle scuole, soprattutto quelle di musica, e poi gli artisti, i formatori, gli insegnanti, gli operatori culturali e in genere chiunque senta il bisogno psicofisico di crescere, svegliarsi, stare meglio. Tutto il libro è un viaggio verso la completezza, l’armonia, la pace. Un grande inno alla gioia, grazie a cui imparare a rimettersi al mondo… come (e si veda l’immagine di copertina)

La goccia a cui il cielo
aveva sempre detto no,

e che

si lasciò cadere in mare
… e mare diventò.

Marco Onofrio

 

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