BONAVENTURA TECCHI: la scoperta del “demonico”

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Marcello ed Isabella s’eran fermati silenziosi, una sera, sulla strada deserta, in quel trapasso di giorni in cui, partiti gli ospiti invernali, non erano ancor giunti quelli per la nuova stagione e tutto, nel piccolo villaggio, pareva deserto. Erano vicini a un acquitrino, e a un certo punto udirono una voce, ché da lontano qualcuno doveva averli chiamati: forse il portalettere con la posta della sera. Isabella s’era voltata dalla parte donde il richiamo era venuto. Marcello, rimasto solo, guardava l’acquitrino, al quale il disfacimento vicino e lontano della neve, lo stesso colore dell’aria, in cui già sembravano essersi infiltrate strane premature sensazioni di afa, davano riflessi d’un turchino spento, quasi color di seppia.

Al fondo di quelle acque, che parevano morte, Marcello vide a un tratto un brulichio, fitto, di movimenti, di scatti, forse miasmi in fermento: un fervore d’innumerevoli minutissime zampette, vibranti, scattanti o, all’improvviso, ferme. E poi s’accorse che proprio dal fondo di quelle acque cupe saliva, s’increspava, si espandeva, con le sue movenze e languori, un popolo minuto di piccole vite; e a un certo momento, come se avesse messo le ali, ecco alzarsi a volo uno di quei piccoli esseri. Fu un attimo, un bagliore: dal “male”, da quel fitto incrociarsi di miasmi, quasi putridi, trascorrenti tra fango e materia, nasceva dunque la vita? Arretrò di fronte a questa domanda, ebbe quasi paura dei propri pensieri. A dire il vero, non gli importava gran che l’origine, la nascita della vita dal basso, ché anzi a questa spiegazione la sua mentalità e il fondo del suo temperamento fortemente ripugnavano. Ma lo appassionava la constatazione che l’oscuro umile fermento dal basso potesse cooperare alla nascita di una esistenza più alta, e che quello desse quasi una spinta misteriosa, un aiuto alla vita. (…) Il segreto della vita era questo: la misteriosa collaborazione del male col bene, del basso con l’alto, la spinta a vivere dal mondo degli istinti e delle passioni…

Fu questo il momento in cui la sua anima – che era in fondo ancora inesperta del dolore e della vita vera – si inebriò, si esaltò, come di fronte a una scoperta veramente nuova. Avesse capito esattamente o no, appena quella idea, che egli senza prenderne più esatta notizia aveva battezzato col nome di “demonico”, gli balenò nel cervello, subito gli parve che il mondo si allargasse, s’aprisse ai suoi occhi.

Bonaventura Tecchi (da Gli egoisti, 1959)

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