“Roma vince sempre”, di Marco Onofrio, recensito da Paolo Di Paolo su «La Repubblica» del 25 giugno 2018

 

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Marco Onofrio. Mappa prodigiosa della città che vince sempre

Detta così, sembra perfino azzardata. Ma “Roma vince sempre” non è una speranza: piuttosto, una constatazione. La capitale vince sempre, sì: al passato di sicuro. Tante sono le prodigiose storie che può vantare, tanti sono gli effetti speciali, le frecce al suo arco, nel grande avvenire che alle spalle. Marco Onofrio – coltissimo poeta-scrittore che allo scavo nella storia e nella cultura della capitale ha dedicato diversi saggi – propone in “Roma vince sempre” (Edilazio) trentatré prospettive. Numero simbolico? Chissà. Una delle cose che gli riescono meglio è la mappatura di geografie letterarie. È un esperto di indirizzi di artisti e di scrittori: anche a memoria saprebbe ricostruire i traslochi di Ungaretti, per esempio, portone per portone, via per via. Qui insegue, tra gli altri, Pirandello e Pasolini, Giorgio Vigolo e Umberto Saba, Sibilla Aleramo e Mario Soldati. Ai nomi illustri – ancora qualcuno? Dante e Hemingway – mescola i grandi quasi-anonimi, presenze eccentriche come il matto di piazza Barberini, Remigio, o molto meno poetiche, come certi protagonisti inquietanti della cronaca nera. Onofrio si muove scioltissimo attraverso i secoli, accumula dettagli, voci, evoca atmosfere. Sa benissimo come il racconto della città sia inesauribile, perciò procede per accumulo, per bulimia intellettuale. Ma alla fine non mette insieme un monumento nostalgico alla Roma che fu – e questa è la vera sorpresa. Come nel precedente “Non possiamo non dirci romani”, il suo mosaico di esistenze capitoline funziona come uno stargate, praticabile comunque nel presente. Tu maledici la città incasinata, la attraversi affaticato, tra buca e buca – e però ogni tanto ecco che ti si para davanti l’occasione di meravigliarti, di scoprire un dettaglio magico, di percorrere un corridoio da epoca a epoca. Una scassata e insieme maestosa macchina del tempo: conoscete altre città così? Per questo, ribadisce Onofrio, Roma vince. Perfino i fantasmi che la affollano non riescono a dirne male. Non fino in fondo.

Paolo Di Paolo
“La Repubblica”, 25 giugno 2018

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