“Piccoli turisti alla scoperta di Roma”, di Alessandra Bartomioli, letto da Ugo Onorati

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Non mi era mai capitato di presentare un libro per l’infanzia. E ora mi trovo tra le mani uno dei libri più carini che mai mi sia successo di incontrare. Un libro che è dedicato ai bambini, ma che è anche – forse, non escludo – per i loro genitori, zii, nonni. Insomma anche per gli adulti, che dovrebbero leggerlo per poi farlo leggere ai loro bambini, scoprendolo insieme.

Noi contrapponiamo concettualmente gli adulti agli infanti, ma tra le due situazioni esistenziali e culturali non c’è soluzione di continuità: adulti che sognano, o recepiscono come bambini, e viceversa bambini che sono curiosi e attenti e sensibili come dovrebbero essere gli adulti, se a ciò fossero stati educati. E poi quali infanti? Il significato della parola è legato al fatto che un tempo, tanto tempo fa, i bambini non avessero parola (dal lat. in-fans) sia sul piano dell’eloquenza, che del diritto. Oggi i bambini, non solo quelli di età scolare, hanno più voce in capitolo dei grandi, hanno capacità di osservazione e di critica, possibilità di intendere e di volere che li fanno sembrare piccoli adulti.

Turisti non si nasce, turisti si diventa. E questo piccolo baedeker per l’infanzia, primo di una collana promossa dalla Edilazio che potrebbe interessare anche altre città d’Italia e del mondo, affidata a una direttrice altrettanto in erba come Valentina Onofrio, è uno strumento didattico formidabile per la sua strategia formativa e informativa, per i disegni accattivanti di Marzia Di Tanna, che accompagnano e commentano il testo, per la struttura narrativa direttamente dialogante con l’utente, per la grafica e perfino per il formato, maneggevole anche per le dita di un bambino. Insomma un testo studiato appositamente per far sì che si inizi da subito a prendere dimestichezza con la storia, con l’arte, con i monumenti che ci circondano, e per imparare soprattutto ad amarli a farli partecipi della nostra vita fin dall’infanzia. Parliamo di Baby Roma, una guida stampata per piccoli turisti alla scoperta di Roma, dove Baby, all’inglese si può riferire all’utente bambino, ma anche alla Città Eterna che si fa piccola per farsi prendere e comprendere dai bambini.

L’intento ([…] insegnare a saper guardare per apprezzare ciò che è bello… cosa che a volte sfugge anche allo sguardo di noi adulti!) è esplicitamente dichiarato nell’introduzione dall’autrice Alessandra Bartomioli, romana, storica dell’arte e guida turistica, insegnante nelle scuole dell’obbligo e consulente didattica per il Ministero dei Beni Culturali e Ambientali presso la soprintendenza Archeologica dell’Etruria Meridionale, insomma una scrittrice che ha tutte le competenze culturali, scientifiche e di tecniche della comunicazione indispensabili per progettare e realizzare un gioiellino di libro di queste dimensioni. Eh sì, perché – ditemi voi – come si fa a concentrare in uno spazio così piccolo le tante cose che sarebbero da dire su Roma, quali cose scegliere fra le molte per accattivare la curiosità di un bambino e attrarlo come una guida deve fare con un qualsiasi aspirante turista che voglia mettersi in viaggio per visitare un luogo tanto grande, tanto importante e tanto attraente come Roma? Il segreto è presto svelato. Come fece tanti anni fa Georgina Masson con una fortunata guida alla città di Roma, rivolta però agli adulti, che conobbe un largo successo, la Bartomioli ha fatto quello che farebbe qualunque brava insegnante: puntare alla qualità, anziché alla quantità. Basta decidere che non è importante dare il maggior numero delle informazioni su un luogo specifico, ma fornire al giovane lettore quelle sufficienti notizie, che però siano in grado di meravigliarlo, di stimolarlo ad amare il luogo, di incuriosirlo al punto giusto, di dargli la spinta a cercare in futuro altri libri e altri testi per informarsi, aggiungendo più in là nella sua crescita altre informazioni, oltre a quelle già acquisite, di insegnare al bambino turista a leggere, ad apprendere, per il piacere e non per il dovere di sapere. In ciò il libro, questo libro, assolve anche a una funzione didattica civile e politica: quella di formare buoni cittadini futuri, in grado non solo di capire, ma anche di amare e difendere i beni culturali, di aiutarli a formare la coscienza identitaria collettiva, la stessa che ci fa essere nazione, che ci fa sentire italiani, a volte senza neanche rendercene conto.

Nell’elaborare la sua astuta strategia comunicativa l’autrice sceglie e propone al piccolo turista 14 itinerari, fondamentali anche per un turista straniero, che per la prima volta si avvicini alla Città Eterna. Poi con un linguaggio studiatamente semplice, ma colto e curato, fa presentare di volta in volta questi luoghi con le leggende e la storia ad essi collegati dal personaggio dominante del sito, che parla in forma diretta e personale al piccolo turista, coinvolgendolo come in una narrativa fiabesca. Pertanto a parlare sono la personificazione della Bocca della verità per illustrarci la chiesa di Santa Maria in Cosmedin, della Lupa per introdurci al Campidoglio, di Michelangelo per raccontarci la Cappella Sistina, dell’Arcangelo Michele per farci capire Castel Sant’Angelo, dell’imperatore Vespasiano per farci entrare nel Colosseo, delle ninfe della Salubrità e dell’Abbondanza per esporci la Fontana di Trevi, della vestale Flavia per riferirci le molte cose del Foro Romano, del console Marco Agrippa per farci sapere del Pantheon, di Maria la ciociara per farci passeggiare in Piazza di Spagna, di Donna Olimpia Pamphili per meravigliarci con Piazza Navona, dello scultore Arnolfo di Cambio per fare la conoscenza della Basilica di Santa Maria Maggiore, del pontefice Alessandro VII per guidarci nella Basilica di San Pietro, della bella e dolce Fornarina di Raffaello per accompagnarci dentro la Villa Farnesina e, infine, del primo re d’Italia Vittorio Emanuele per farci capire finalmente il Vittoriano.

Questa personificazione, questo diretto contatto del narrante con il lettore è una delle forme comunicative più coinvolgenti che si conoscano, fra le più attraenti per richiamare l’attenzione del piccolo lettore con racconti brevi, ma non disimpegnati, che non superano i tre minuti di dialogo. Complicate questioni, come la figura storica di Olimpia Maidalchini, detta Pimpaccia, in tal modo sono così affrontate e sciolte dall’autrice in una veloce ma adatta battuta: Secondo me erano invidiosi, perché ero ricchissima e avevo sposato il fratello di papa Innocenzo X (p. 53). Si è già notato circa l’assortimento degli itinerari, che non trascurano i principali siti, da quelli archeologici a quelli storico- artistici della modernità rinascimentale e barocca romana, le ville, le fontane, i parchi e i monumenti, tutti trattati non solo nella loro epoca di costruzione in antichi, medievali e moderni, ma nella loro evoluzione nel tempo, vivi di vita propria, fino ai nostri giorni. Il personaggio narrante, poi, strettamente connesso dalla tradizione al luogo raccontato, traccia le vicende storiche e architettoniche del sito con poche parole, semplici ed essenziali, intrecciando il dato storico alle leggende, che un tempo erano insegnate agli alunni delle scuole elementari e che oggi, purtroppo, non lo sono più, come ad esempio l’episodio delle Oche del Campidoglio, quello di Romolo e Remo e del Natale di Roma, quella del barbiere a Fontan di Trevi, o di Michele arcangelo che rinfodera la spada per annunciare la fine della peste a Roma, oppure della miracolosa nevicata sull’Esquilino. Nel racconto l’autrice innesta, poi, alcune intriganti curiosità, a volte note, a volte meno, come l’ascensore ordinato dal grassoccio papa Leone X, che voleva salire senza fatica in Castel Sant’Angelo, la casa scomparsa di Michelangelo a piazza Venezia, la barca incagliata di piazza di Spagna. Qua e là, quasi con noncuranza, ci vengono consegnate dall’autrice deliziose etimologie, che di sicuro resteranno impresse nella mente dei ragazzi, come la spiegazione del nome Trevi, dalle tre vie che confluiscono sul luogo, o quella della parola Foro per il fatto che il luogo era situato fuori della più antica cinta muraria, o del Campo Vaccino dalle vacche che pascolavano nel Foro romano durante il medioevo.

Lo stile ammiccante, complice, perfino anacronistico del personaggio narrante, è sempre alla portata del piccolo turista, come quando la Vestale dice: Vorrei tanto riaccendere il fuoco nel tempio, ma mi hanno avvertito che se ci provo chiamano i vigili del fuoco; oppure quando il re Vittorio Emanuele II, statua equestre del Campidoglio confessa: Sai, ogni tanto scendo da cavallo per sgranchirmi le gambe, ma poi dopo aver fatto il giro della piazza torno subito al mio posto… se i militari [di guardia] si accorgono della mia assenza sono guai seri! E infine diciamo delle filastrocche introduttive al capitolo, racchiuse in una nuvoletta, simpatiche e mai banali, come quella sul Colosseo: Ai Romani / ho costruito un enorme anfiteatro: / giochi, fiere, gladiatori / e spietati spettatori! / Non ricordi più il mio nome? / Andrai in pasto a un leone!.

Nell’esame di questo libro non ci sono sfuggite, inoltre, le altre tecniche di persuasione alla lettura che vanno oggi sotto il bruttino inglesismo di gamefication, cioè gli indovinelli, i cruciverba, la vignetta da annerire a matita, i labirinti, la caccia al tesoro, collocati non solo fuori testo, ma anche intercalati improvvisamente nel racconto, come ad esempio: L’ombelico della città […] divertiti a cercarlo, non puoi sbagliarti, si trova accanto a un grandissimo arco, quello di Settimio Severo (p. 39), che per la loro natura “sfingesca” riescono sempre ad attrarre l’attenzione, anche negli adulti più coriacei. Anzi consiglierei proprio a questi ultimi di affiancare i turisti più piccoli nella funzione esplicativa e narrativa dei testi, fintanto che non siano in grado di leggere o di rileggere questa Baby guida, educandoli, cioè, e guidandoli per mano sui luoghi, come pure suggerisce una colorata mappa posta alla fine del libro, nella migliore tradizione delle guide turistiche specializzate. Un altro consiglio che darei agli adulti è quello di affidare ai piccoli turisti il compito di leggere e imparare, per poi invitarli a fare loro da piccole guide agli adulti, andando tutti insieme familiarmente sui luoghi da visitare.

Ugo Onorati

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