“Multiverso. Di quel colore che soccorre, a volte”, di Carlo Di Legge. Nota critica di Rita Pacilio

multiverso

L’occhio della poesia
È necessario avere più occhi per leggere la poesia. Avere la vista lunga per convertire la parola in immagine dilagata sulla realtà. Bisogna risvegliare l’evocazione, le molteplici sfere sensoriali per identificare tutti gli aspetti e le innumerevoli metafore che si materializzano nelle modulazioni visive dell’istante. Quindi, si innesca un processo di esaltazione dell’identità fedele ai rinnovati riflessi sprigionati sul mondo. Un’azione semplice e umile per cogliere le sfumature, le fragilità, la potenza della vita. La poesia non ha bisogno del caos del mondo, ciononostante ne decifra i nodi, gli assoli più acuti e larghi.

Multiverso. Di quel colore che soccorre, a volte di Carlo Di Legge – puntoacapo, 2018 – imprime il suo segno già nella dedica: Quello che siamo e che saremo sempre può bastare, anzi è tutto quello che serve. Partire, dunque, dalla testimonianza intima, dalla personale identità, per evitare che possa sfuggire la consistenza della nostra ombra/presenza nel mondo. Dunque, cos’ero? Intanto, / quel che non ero, / un vuoto che a sua volta guarda l’altro, / ma dalla prospettiva dell’assenza. Un cammino, un’espansione dell’io che vaga con diligenza e prorompente energia al fine di osservare il reale e la memoria/ricordo dell’altro, da ogni prospettiva. A volte la memoria è come certa luce: / si riverbera in pace. La poesia non si affranca con facilità dalle altre scienze, in questo caso la filosofia, ma se ne nutre dimostrando il bisogno dell’interrogazione, del dubbio, senza mai attenuare il rischio della scelta. Nell’introduzione l’autore lo dichiara, lo svela: La poesia, come la libera filosofia, descrive il mondo sempre cangiante della vita. Eppure la descrizione non basta: la ricerca dei mondi interiori, e di quelli esterni a noi stessi, apre la strada, irrimediabilmente, a coinvolgimenti analogici, trasversali alla contemplazione. Ma puoi credere inoltre / che di continuo l’invisibile divenga / fuoco d’ombra e di colore, e trasmigri l’inaudito / in suono e voce. / L’edificio del mondo è multiverso. Ecco l’esercizio dello sguardo penetrante, spesso insondabile, della poesia che armonizza il colore della trasparenza con il fondo della superficie. Il colore, e resterà calore a lungo – Amore è colore. Nome sotto cui s’intendono vissuti infiniti e trame preziose, tessute di vita individuale e collettiva. La ricerca dell’assoluto che verifica la presenza delle tensioni: La verità che appare ogni giorno / sembra priva di pretese, /ma s’impone. – Forse ciò che resta non si mostra ma di certo si fa sentire. Basta il compimento dell’attesa, … questo ci / sta. Oppure: questo ci può stare, o, forse, dell’esserci, nonostante tutto, nella routine quotidiana trasformata, continuamente, dai limiti del tempo: Sta in attesa il passo successivo.

Rita Pacilio

***
Il passo successivo

I gatti nel garage
lasciano zampe di pioggia sul cofano dell’auto.
Remoto gira il motore del mondo
per te come per l’anima dei giusti.
Sta in attesa il passo successivo.

***
A volte la memoria è come certa luce:
si riverbera in pace.

Nell’esperienza d’ ogni giorno si tratta di circolazione
dal multiverso al qui e ora, e viceversa. È circolare
anche quello scambio continuo dei piani, in poesia,
per cui il poeta, pur essendo partito e pur tornando
ogni volta ad una specie di salvataggio della propria
singolare esistenza, non è più solo se stesso, ma può
farsi cifra dell’intera umanità.

***
Lo straniero

Il vento della notte si leva
e soffia
dalla campagna
ai tetti.
Timori antichi attraversano ogni nervo,
un leggero mal di testa
è un segnale
buio.

Dunque sei qui,
e non dovresti stupirtene?
Qualcosa in te domanda
sull’immenso,
dunque puoi:
basta a dire
che non sei cosa tra cose?

***
Noi siamo come una città

Noi siamo come una città:
periferie, orizzonti,
viaggiatori e avventura,
orientarsi e perdersi.

Siamo storie di persone raccontate da persone,
piacere a raccontare,
tristezze a ricordare.

Incontrarsi per sempre,
vedersi una volta e neanche saperlo,
linguaggi che accolgono,
linguaggi che combattono,
linguaggi che ingannano.

I nostri pensieri sono un’immensa città.
Noi
siamo pensieri dell’immensa città.
Il cielo dei pensieri
è un’atmosfera dove nuotano pigramente
o guizzano e restano e migrano inquieti
stormi di milioni di uccelli.

Noi siamo come il centro di un’immensa città,
i piani alti della notte illuminati di luce soffusa.

Carlo Di Legge (Salerno, 1948), dopo il contributo al volume La polifonia estetica (Milano, 1996) ha pubblicato i saggi filosofici Il signore delle due vie (Salerno, 1999), Eros e paradosso (Napoli, 2007; 2014) e Ontologia. Elenchi delle terra e una specie di oceano (Napoli, 2014). In poesia, i lavori più importanti sono Momenti d’amore (Angri, 2002) e Il candore e il vento (Napoli, 2008); un campione rappresentativo delle poesie si trova nel volume Poeti e pittori di Secondo Tempo (Napoli, 2013). Sull’esperienza del tango ha pubblicato il libro, a carattere letterario-epistolare, Sentire il tango argentino (Napoli, 2011).

2 pensieri riguardo ““Multiverso. Di quel colore che soccorre, a volte”, di Carlo Di Legge. Nota critica di Rita Pacilio

  1. “La poesia non ha bisogno del caos del mondo, ciononostante ne decifra i nodi, gli assoli più acuti e larghi.” Appunto. La poesia non ha bisogno del caos del mondo. Forse. Ma il caos del mondo ha bisogno della continua decifrazione poetica perché anche tramite la poesia noi al caos “facciamo” senso, lo troviamo.
    “La poesia, come la libera filosofia, descrive il mondo sempre cangiante della vita. Eppure la descrizione non basta: la ricerca dei mondi interiori, e di quelli esterni a noi stessi, apre la strada, irrimediabilmente, a coinvolgimenti analogici, trasversali alla contemplazione.”
    Certo, anche perché, per descrivere, non abbiamo altro modo che quello delle immagini, delle analogie. Il mondo delle analogie è il nostro mondo.
    Grazie, Rita, per la tua escursione sul “multiverso”.

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