FEDERICO GARCIA LORCA: “Mar” (1919), tradotto da Claudio Rendina

albanave

MAR

El mar es
el Lucifer del azul.
El cielo caído
por querer ser la luz.

¡Pobre mar condenado
a eterno movimiento,
habiendo antes estado
quieto en el firmamento!

Pero de tu amargura
te redimió el amor.
Pariste a Venus pura,
y quedóse tu hondura
virgen y sin dolor.

Tus tristezas son bellas,
mar de espasmos gloriosos.
Mas hoy en vez de estrellas
tienes pulpos verdosos.

Aguanta tu sufrir,
formidable Satán.
Cristo anduvo por ti,
mas también lo hizo Pan.

La estrella Venus es
la armonía del mundo.
¡Calle el Eclesiastés!
Venus es lo profundo
del alma…

…Y el hombre miserable
es un ángel caído.
La tierra es el probable
Paraíso Perdido.

MARE

Il mare
è il Lucifero dell’azzurro.
Il cielo caduto
per il desiderio d’essere luce.

Povero mare condannato
a eterno movimento,
che sei vissuto quieto
un tempo là nel firmamento!
Ma dalla tua amarezza
l’amore ti redense.
Partoristi la casta Venere
e la tua profondità restò
Vergine e senza dolore.

Le tue tristezze sono belle,
mare di spasimi gloriosi.
Ma oggi invece delle stelle
possiedi polipi verdognoli.

Sopporta la tua sofferenza,
formidabile Satana.
Cristo passò sopra di te
ma anche Pan lo fece.

La stella Venere
è l’armonia del mondo.
L’Ecclesiaste taccia!
Venere è il profondo
dell’anima…

…E il pover uomo
è un angelo caduto.
La terra è il probabile
Paradiso perduto.

(traduzione di Claudio Rendina)

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