Lo studio di Elsa Morante alla Biblioteca Nazionale di Roma, di Stefania Severi

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La Biblioteca Nazionale Centrale ha ristrutturato una sezione del piano terra, adiacente all’ingresso, così da ricavarne due ambienti: uno destinato a valorizzare il patrimonio librario della Biblioteca con esposizioni temporanee; l’altro come ricostruzione permanente dello studio di Elsa Morante. La scrittrice romana, nata il 18 agosto del 1912 a Via Anicia, nel cuore di Trastevere, e trasferitasi piccolissima coi genitori a Testaccio, è legata a varie zone della città.

Per consentire alla sua gracile complessione fisica di rinsaldarsi, venne fatta crescere nella bella villa con giardino della sua madrina, Maria Guerrieri Gonzaga, sulla Via Nomentana. Tornata in seno alla famiglia, che si era intanto trasferita a Monteverde Nuovo, frequentò qui il ginnasio e il liceo. Poi, iscrittasi all’università e volendo vivere da sola, peregrinò in varie case d’affitto. Negli anni Trenta, avendo iniziato a collaborare col “Corriere dei piccoli” e con “I diritti della scuola”, affittò un appartamento a Via del Corso. Nel 1936 conobbe Alberto Moravia, col quale iniziò una relazione che approderà, nel 1941, alle nozze. Gli sposi si trasferirono a Via Giovanni Sgambati, nel quartiere Pinciano, a due passi dalla Galleria Borghese. Nel 1943 lasciarono Roma per Fondi prima e Napoli dopo, per tornare alla fine della guerra nella casa di Via Sgambati. Intanto le loro condizioni economiche erano migliorate e nel 1948 andarono a vivere in un attico che Moravia aveva acquistato a Via dell’Oca n. 27. Moravia aveva acquistato anche uno studio ai Parioli per Elsa, che quell’anno aveva vinto il Premio Viareggio con Menzogna e sortilegio. Elsa continuava a pubblicare articoli, collaborava con la RAI, scriveva romanzi e racconti. Nel 1957 vinse il Premio Strega con L’isola di Arturo. Erano frattanto cominciati i viaggi della coppia: in Francia, Inghilterra, Unione Sovietica, Cina, Brasile, India (con Pasolini) e USA. Qui aveva conosciuto un pittore newyorkese, Bill Morrow, e lo aveva invitato a Roma, dove aveva esposto a “La nuova pesa”, presentato da Moravia (1962). Morrow, tornato a New York, sarebbe morto tragicamente di lì a poco cadendo da un grattacielo. Molti suoi quadri, alcuni dei quali Elsa scelse come copertine per i suoi libri, rimasero nell’appartamento di Via dell’Oca.

Intanto Elsa aveva preso per sé un altro appartamento a Via del Babuino, pur continuando a recarsi nello studio ai Parioli e nell’attico a Via dell’Oca. Ma scriveva anche in altri luoghi, tanto che Giorgio Saviane ebbe a dire che non si capiva dove la scrittrice lavorasse. Moravia lasciò Via dell’Oca nel novembre del 1962 ed oggi la sua abitazione, al Lungotevere della Vittoria n. 1, è una casa museo curata dal sistema museale del Comune di Roma. Elsa pubblicava nel 1963 la raccolta di racconti Lo scialle andaluso e riprendeva a viaggiare, questa volta da sola, di nuovo negli USA e poi in Messico e in Galles. Nel 1974 usciva il suo romanzo più celebre, La storia. Nel 1980 una caduta, con conseguente frattura del femore, fu per lei devastante. Nel 1982 usciva Aracoeli. Sempre più provata nel fisico, dopo un tentativo di suicidio col gas nel 1983, morì a Roma il 25 novembre 1985. Da ultimo la scrittrice era tornata a vivere a Via dell’Oca, nel superattico, al di sopra dell’appartamento vero e proprio, con i gatti che tanto amava e che definiva angeli. Splendida è la vista da questo studio, proprio sulla cupola di Santa Maria dei Miracoli, una delle chiese “gemelle” di Piazza del Popolo, ad angolo con Via di Ripetta.

È proprio dal superattico che provengono gli arredi donati alla biblioteca da Carlo Cecchi e Daniele Morante, eredi della scrittrice: alcuni scaffali con i suoi dischi e i suoi libri, una panchetta, la scrivania con la macchina da scrivere IBM utilizzata per la stesura di Aracoeli, i ritratti di Elsa eseguiti da Carlo Levi ed Eleonor Fini e alcuni quadri di Bill Morrow, anche se questi originariamente non erano nello studio bensì nell’appartamento sottostante. Questi oggetti vanno così a completare il patrimonio di carte della Morante che – come auspicato da lei stessa – è confluito anch’esso nella biblioteca. Questo patrimonio, di cui è responsabile Giuliana Zagra, è ingentissimo: infatti è composto dai manoscritti delle opere più importanti, dagli scritti giovanili, dai diari, dagli scritti critici e dal carteggio di oltre 6000 lettere. E’ interessantissimo sottolineare che nei primi manoscritti ci sono numerosi disegni di notevole livello artistico. Anche se poi Elsa non si è specificatamente dedicata alla pittura e all’illustrazione, di queste sue doti resta testimonianza non solo nei manoscritti ma anche nella fiaba Le bellissime avventure di Caterì della trecciolina, da lei stessa illustrata.
A volere lo studio della Morante nella Biblioteca è stato il direttore Andrea De Pasquale, che si è avvalso della collaborazione di tutto lo staff della Biblioteca ed in particolare di Giuliana Zagra, Eleonora Cardinale, Silvana de Capua, Gianluca Parisi e Arturo Ferrari. Una bella serie di gigantografie dello studio della Morante a Via dell’Oca fa da introduzione allo spazio espositivo permanente, e in una delle immagini si può notare la disposizione originaria della libreria. La scelta di realizzare le pareti in nero, mentre nello studio erano chiare, è stata dettata da esigenze “scenografiche”.

A margine della lodevole iniziativa, certamente tutti, e in particolare i romani, si augurano che questo studio sia nel tempo conservato o, se spostato per sopraggiunte esigenze, almeno non venga disperso. Tale ipotesi non sembri inopportuna: è già accaduto agli oggetti dello studio di Trilussa che, sistemati nel Museo di Roma in Trastevere, sono in parte scomparsi dopo il trasferimento dalla collocazione originaria.

Stefania Severi

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