2 giugno 1946: REFERENDUM Repubblica vs. Monarchia. I risultati a Frosinone e in altri luoghi, di Patrizia Campagna

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Finita la guerra, gli italiani sono coinvolti in una scelta politica di vasta portata, quella fra Monarchia e Repubblica, ossia la forma istituzionale da dare allo Stato; sono inoltre chiamati a dover decidere i componenti da eleggere per la costituzione di un’Assemblea in grado di redigere il nuovo testo costituzionale. La decisione non ha precedenti, soprattutto per il fatto che si tratta di un voto libero dopo oltre un ventennio. La mobilitazione è straordinaria in ogni zona del Paese. Vengono tenute migliaia di manifestazioni, decine di migliaia di comizi in un clima di grande passione civile. Vota il 61,4% della popolazione, quasi 25 milioni di italiani, e più della metà sono donne.

Si va alle urne dalla domenica del 2 giugno 1946 fino alle 12,00 del lunedì. Tutto si svolge regolarmente, l’89,1% degli aventi diritto al voto si recano alle urne, una percentuale «notevolmente più alta rispetto a quella registrata nelle elezioni politiche anteriori al fascismo e anche significativamente superiore a quelle delle prime elezioni post-belliche, del 1945, in Francia e nel Regno Unito, dove la percentuale dei votanti non aveva raggiunto l’80%» .

I dati sulla forma istituzionale da dare allo Stato italiano mostrano, alla resa dei conti, un’Italia divisa in due. Nel Centro-nord gli elettori sono largamente a favore della Repubblica, in una forbice compresa fra l’85% del Trentino ed il 57% del Piemonte. Mentre al Sud e nelle Isole la situazione si presenta rovesciata; vince dappertutto la Monarchia, le cui percentuali oscillano dal 76,5% della Campania al 51,4% del Lazio. Probabilmente, la diversa distribuzione geografica dei risultati fra Nord e Sud, è la conseguenza del diverso modo in cui le due zone vivono la guerra. Al Nord, i venti mesi della Resistenza contro i nazisti determinano un orientamento più favorevole a significativi cambiamenti. Al Sud, all’ombra della monarchia si ricostituiscono tutti i vecchi gruppi dirigenti, favorevoli a una rigida continuità tra il vecchio Stato prefascista e il nuovo Stato che deve nascere sulle macerie della guerra.

Con tale prospettiva non meravigliano affatto i voti espressi nella provincia di Frosinone a favore della Monarchia. A farle compagnia, oltre a tutte le circoscrizioni del Sud, vi sono anche alcune province del Nord come: Cuneo, Asti, Bergamo, Padova, e quelle più vicine di Rieti (57,4%) e Roma (51,3%). Il 43,28%, ossia 89.065 voti validi, non bastano per far vincere la Repubblica, perché di indole monarchica sono il 56,72% (116.716) dei suffragi, con una differenza pari al consistente valore di 27.651, ossia il 14,3% del totale dei voti. Nella regione, o meglio nella XX Circoscrizione comprendente Roma, Viterbo, Latina e Frosinone (Rieti concorre nel XIX collegio, insieme alle province di Terni e Perugia), i voti per la Repubblica si fermano al 48,61%. A fare compagnia a Frosinone non sono né Viterbo né la Tuscia, dove solo il 44,9% risulta favorevole al re; ma nemmeno Latina, ‘la provincia del duce’, dove a scegliere la repubblica è il 54,89% dei votanti contro il 45,11.

Frosinone e provincia partecipano al voto del 2 giugno ‘46 con l’85,93% degli elettori (quasi due punti percentuali in più rispetto alla media circoscrizionale che raggiunge l’84,07%, ma alquanto al di sotto dell’89,15 della media nazionale), e un numero di schede non valide (15.317) pari al 6,92% dei voti espressi (contro il 6,16% del dato nazionale), delle quali i due terzi bianche (10.118). Sono 314 le sezioni elettorali dove è possibile votare in Provincia: il numero è quello comunicato con un telegramma a ‘precedenza assoluta’ del 15 maggio 1946 dal Prefetto Roberto Siragusa della Regia Prefettura di Frosinone al Presidente dell’Ufficio Elettorale Centrale presso la Corte d’Appello di Roma. Un numero irrisorio, se si considera che sono 35.317 quelle sul territorio nazionale, alle quali vengono spediti dalle singole Prefetture più di 40 milioni di schede contenute in 72.000 pacchi, 3 milioni di manifesti divulgativi, 7.000 mila lapis, 750 mila bollini di alluminio e 80.000 urne, di legno quelle nuove e quelle vecchie di vetro.

Anche la Regia Prefettura di Frosinone sottostà alle modalità e ai tempi impartiti a livello centrale dal Ministero dell’Interno per la preparazione della consultazione elettorale del due giugno: dal 20 aprile al 5 maggio vengono approntate e distribuite le schede di colore ‘camoscio’ per il referendum e dal 28 aprile al 18 maggio quelle di colore ‘verd’azzurro’ per la Costituente. Due le urne consegnate in ogni sezione. Nel territorio di Frosinone, un terzo delle sezioni è concentrato in un decimo dei Comuni. Il Comune con il più alto numero di sezioni è Veroli (diciannove), seguito da Frosinone e Sora con quattordici sezioni ciascuno, Alatri dodici sezioni, a Cassino e Ferentino dieci ciascuno, Pontecorvo e Ceccano nove ciascuno. Gli altri Comuni, poco più di un terzo, hanno due sezioni ciascuno. Sono solo undici i paesi con quattro sezioni, dieci con tre sezioni e sedici i paesi con una sezione solamente. Una distribuzione che tiene conto ovviamente, sia dell’estensione territoriale, sia della popolazione.

A livello nazionale, così come a livello territoriale, la campagna elettorale è appassionata e sentita. A favore della soluzione repubblicana si dichiarano i partiti di Sinistra (Pci, Partito d’Azione e il Psiup, che nel 1947 diventa Psi); per il mantenimento della Monarchia sono invece il Partito liberale e il Partito monarchico. La Democrazia Cristiana lascia invece libertà di voto anche agli elettori della provincia di Frosinone, consigliando di votare «secondo coscienza», perché come si legge nel foglio quindicinale della DC di Ceprano ‘Libertas!’: «il problema dell’avvenire non sta nell’istituzione monarchica o repubblicana: il Re o Presidente della Repubblica sono figure rappresentative e non dipenderà certo da essi il corso della nostra vita pubblica e privata per molti e molti anni».

Patrizia Campagna

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