Lucio Piccolo: 3 poesie da “Canti barocchi” (1956)

sunset

L’Ammonimento

Ma fra le quinte è apparso chiromante, indovino:
«in figure d’enigma chiudi le tue venture,
con l’ombra aspidi alati volano ne la ramaglia,
stridulo scherno scuote l’infida boscaglia;
ma tu la porta un poco socchiudi e guarda i veli
delle piogge lontane;
getta nel braciere corteccia di pino,
al davanzale appendi ciuffo di rosmarino,
e una lampada accendi al tuo silenzio celato:
verrà nei sogni oro filato di cieli,
e nella chiusa stanza, nel calmo splendore
vedrai svanire il mondo
nel volto rotondo d’un fiore».

Mobile universo di folate

Mobile universo di folate
di raggi, d’ore senza colore, di perenni
transiti, di sfarzo
di nubi: un attimo ed ecco mutate
splendon le forme, ondeggian millenni.
E l’arco della porta bassa e il gradino liso
di troppi inverni, favola sono nell’improvviso
raggiare del sole di marzo.

L’Anima e i prestigi

Ma l’anima confondono i prestigi:
intimidita abbassa la scriminatura
che parte le nere chiome, le palpebre ombrate;
nel cestello ripone la matassa,
gli aghi, il ditale, piega la fioritura
paziente sul bianco, nelle sere.
E la lontana dimora di nuovo l’accoglie:
serbano le scansie tenebrose
pallide ampolle, o, pendenti
in vimini dal soffitto,
e un poco oscillano quando
passa la tramontana; spirare
senti con l’erbe della solitudine, l’altura.
A la tarda ora solo guarda l’alto
abbaino la stella polare.

Lucio Piccolo (da “Canti barocchi e Gioco a nascondere”, Scheiwiller 2001)

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