Arturo Onofri (1885-1928): 3 poesie

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*
Gioia d’angeli: assalti contro il sole
di candori di corpi femminili
che sinfòniano faune giganti
e nevicano giù (su lame d’acqua
d’antiquate pozzanghere) in sopori
di climi entro la polpa delle bestie
seminate sui pascoli prativi.

Gioia d’angeli: calda aria sbattuta
nel respiro volatile dei pioppi
lungo i fiumi dell’erba, che in sue lance
di luce (in pugno a silfidi fanciulle)
òssida il sangue in stelle e in trafitture
che boccheggiano, in nome di sorelle,
lampi di fiori in riva al cielo nero.

Gioia d’angeli: tuoni si silenzio
esplosi entro i basalti vertebrali
nel petto della terra. Per crearne
fughe di gnomi a fior delle caverne
su vulcani e su alpi: commoventi
prove di terremoti e cicli d’astri
perché l’insieme degli dèi sia vita.

Gioia d’angeli: il mio essere al mondo.

*
Potenze d’aria crollano, per ogni
sillaba impronunciata, che rimane
dentro i petti degli uomini. S’incurva
la gengiva dei monti ancor più dura
sul rifilo del mare, ove il magnete
del sole addensa alle tribù dei pesci
il metallico guizzo dei silenzi.
Ma parole taciute alzano un fuoco
celeste, nel mio sangue articolato,
che mondifica d’astri, oltre sé stesso.
Potenze d’aria nutrono gli attacchi
del Verbo d’oro in muscoli, in sponsali
alchìmici, in redimersi di pietre.
E nella risonante aria è concetta
la figura dei cieli, quale un Uomo
disegnato del volo che ne vibra;
come gli dèi che un giorno in cima ai monti
apparivano fuoco, in vesti d’aria.

*
Le figure enigmatiche del sogno
concepiscono sé nell’aureo amplesso
che congiunge in ogni attimo il domani
ai tempi arcaici amplificati in mondi
fuor della vita nostra che si scioglie
in sua potenza duplice, nel sonno.
L’una è profetico impeto di gloria,
l’altra è un meditar-mondi, entro il ricordo.
E dorme restaurato il sangue d’uomo,
resuscitando i numi del suo fuoco,
ma la sua volontà veglia: s’estrània
fuor del polso, e interrompe il martellìo
dei pensieri e degli atti in mutamento
nella durata ove l’istante è i secoli.
Il suo volere è in libertà: s’abbraccia
ai firmamenti d’astri, organi d’oro,
e il suo sangue rièvoca il ricordo
d’una terrestrità senza persona,
che ripercorre i cicli (insiti in lui)
dell’immensità breve, nata corpo.
Fra i due promessi un sole unico brilla,
che interamente illumina le nozze
sinfonianti fra la terra e il cielo.

Arturo Onofri

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