Tre poesie da “Poema umano” (1974), di Danilo Dolci

dolci3

*

Se l’occhio non si esercita, non vede,

se la pelle non tocca, non sa,

se l’uomo non immagina, si spegne.

 

Quasi ho pudore a scrivere poesia
come fosse un lusso proibito
ormai, alla mia vita.
Ma ancora in me
un ragazzino canta
seppure esperto di fatiche e lotte,
meravigliato dei capelli bianchi
d’essere ancora vivo,
necessitato d’essenzializzarsi:
e al varco d’un malanno scrive versi
come una volta
quando il silenzio diventava colmo
futuro, chiarore che bruciava
la fatica del fare successivo.

Nel mio bisogno di poesia, gli uomini,
la terra, l’acqua, sono diventati
le mie parole.
Non importano i versi
ma in quanto non riesco a illimpidirmi
e allimpidire, prima di dissolvermi,
invece di volare come un canto
l’impegno mi si muta in un dovere.

*

Chi si spaventa quando sente dire
“rivoluzione”
forse non ha capito.

Non è rivoluzione
tirare una sassata in testa a uno sbirro,
sputare addosso a un poveraccio
che ha messo una divisa non sapendo
come mangiare;
non è incendiare il municipio
o le carte in catasto
per andare da stupidi in galera
riforzando il nemico di pretesti.

Quando ci si agita per giungere
al potere e non si arriva
non è rivoluzione, si è mancata;
se si giunge al potere e la sostanza
dei rapporti rimane come prima,
rivoluzione tradita.

Rivoluzione è distinguere il buono
già vivente, sapendolo godere
sani, senza rimorsi,
amore, riconoscersi con gioia.

Rivoluzione è curare il curabile
profondamente e presto,
è rendere ciascuno responsabile.

Rivoluzione
è incontrarsi con sapiente sapienza
assumendo rapporti essenziali
tra terra, cielo e uomini: ostie sì,
quando necessita, sfruttati no,
i dispersi atomi umani divengano
nuovi organismi e lottino nettando
via ogni marcio, ogni mafia.

*

Chi è avanti mille anni
lo sputano, lo trascinano in galera,
l’ammazzano se possono
(quando non si interessi di esperienze
riguardanti bombe e veleni universali).
Chi è avanti cento anni
lo criticano.
Chi è indietro
l’applaudono.

Ma chi sputa (anche a lupara), o applaude?

Spesso mi domandano:
“Cosa pensa la gente del vostro lavoro?”
Pochi gli amici attivi
che muovono il mondo dal fondo.
Chi sa pensare guardando avanti
per meglio profittare dell’altrui confusione
è il nemico duro: sono pochi.
Tra gli uni e gli altri la grande massa
degli incerti aspetta di scorgere
chi vince.

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