Disamore

di Giulia Bruno

Alzo il dito e tu
come me lo alzi
e ci tocchiamo sul freddo
di uno specchio d’argento.
Chi sei tu?
Chi, con quegli occhi
riflessi mille volte nei miei?
Le nostre dita
unite in punta
percorrono la superficie
ma gli occhi
incatenati negli occhi
non vogliono percorrerla,
spaventati da ciò
che potrebbero vedere.

disamore_bigLe forme artistiche consentono di ottenere l’equilibrio tra il donare e il ricevere, attraverso una forma di astrazione quasi ascetica dalla realtà vissuta, e di approdare a un mondo forse più reale o più verosimile attraverso una sublimazione non repressiva dei sentimenti. Le forme scelte da Giulia Bruno sono quelle dell’arte poetica. Può meravigliare, a prima vista, che tra queste prevalgano due canoni tradizionali: quello italiano del sonetto e quello giapponese, non meno antico e celebre, costituito dall’Haiku. Quest’ultimo, nella sistemazione novecentesca della più antica forma Akai ovvero Hoku, dovuta a Masaoka Shiki, è utilizzato dall’Autrice come momento di preghiera a cielo aperto. Nelle diciassette sillabe costrette in tre versi di cinque, sette, cinque, non c’è però la richiesta di una grazia da ricevere, ma la ricerca di uno stato di grazia nella fusione della propria coscienza con la pace o almeno la serenità della natura. È una contemplazione utile per riunire la coscienza con la volontà e l’energia in una iniziale tranquilla resistenza al dolore, passando, per quanto possibile, dal disamore al disincanto. La pace, secondo l’antica tradizione orientale, prima di essere un dono deve diventare una conquista. Il disamore si fa strada e si trasforma così in una ritrovata, sia pur mesta, libertà. In questo salto di qualità della coscienza il disamore diventa simbolo di un passaggio decisivo per uscire da una quasi crepuscolare adolescenza.

(dalla Prefazione di R. Utzeri)

Dati: 2014, pp., brossura
Prezzo: 10 euro

Acquista in contrassegno o con bonifico, attraverso l’apposito form.

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