Senza cuore

di Marco Onofrio

01 SENZA CUORE COP«Posso censirmi?». E cioè: appartengo alla comunità? Consisto davvero in qualcosa? La crisi novecentesca del personaggio-uomo riecheggia nell’interrogativo ilaro-tragico dell’io narrante. È un romanzo o un antiromanzo? Un poema in prosa o prosa d’arte implosa? Diario minuzioso di una psicopatologia o memoria fangosa del sottosuolo? Quando tenta di vedersi allo specchio scopre che non c’è, poiché lui è fatto di vuoto. Ed ecco che ce la mette tutta per allagare il vuoto di parole in fuga (questa la sua arte negromantica). Romanzo o delirio di formazione, in cui il protagonista trova, forse, un punto d’appoggio, e “occupa le stanze della vita”, fatte di gioie e dolori, di lavoro e di festa. Ma dovrà passare attraverso i miasmi e i liquori del corpo, le viscere purulente, la violenza ferina (c’è una lotta in cui lui, avvinghiato per terra con un altro, “fin oltre lo sfinimento”, evoca una scena analoga nell’Accattone pasoliniano) e attraverso una turbolenta Mistica dell’Eros (il sesso femminile, simile all’anima, come “ferita del silenzio”). Dovrà infine vomitare il cuore, che si trasforma in palloncino rosso divorato dal cielo blu, per ritrovarlo. Dovrà regredire allo zero assoluto dell’esistenza, per coglierne la sanguinante, atemporale verità.

Filippo La Porta

Senza cuore di Marco Onofrio è una delle cose più pazze che abbia mai lette (e ne ho lette di cose pazze, e anche scritte!). Tanta radicale originalità andrebbe “premiata” facendo uscire il libro con un editore grande, voglio dire di grande peso, perché soltanto così troverebbe accoglienza seria e non marginale: l’“ufficialità” indurrebbe qualcuno a leggere e a rendersi conto di trovarsi dinanzi a uno scritto geniale. Se ne gusti sino in fondo il fiotto caldo, il fremito, la densità, e lo scoppio. Questo libro sarebbe piaciuto a Tommaso Landolfi, a Carlo Emilio Gadda, a Enrico Pannunzio, e potrebbe piacere ad Alberto Arbasino perché – con la sua scrittura saporita e densa di umori, talmente accesa da diventare “casta” e luminosa – si muove tra pastiche colto e sonoro, poetico e starei per dire filosofico, a cominciare dall’iniziazione. Tutte le pagine grondano sensualità e lasciano un alone di buona compagnia, uno strascico di desideri, di accensioni…

Dante Maffìa

Penso che molti scrittori vorrebbero firmare una creazione così compiuta, dirompente, ossimorica, infernale e celeste come Senza cuore di Marco Onofrio. In poche righe si distilla un liquore nuovo per sapore, colore, forza e densità. Si passa, in rapidi sintagmi, dalla ferinità d’un’invenzione che non lascia respiro, a un’angelica palpitazione con il cosmo e i precordi spirituali dell’uomo. Così, l’ideazione linguistica crea uno stile che non ha eguali ed eleva questo non incasellabile prodotto dell’ingegno a capolavoro per intensità espressiva e allucinazione poetica (ma a suo modo saggia) dell’essere.

Aldo Onorati

Dati: 2012, pp. 164, brossura
Prezzo: 12 euro

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