Destini e identità romane da D’Annunzio ai contemporanei

di Fabio Pierangeli

destini_big«E’ bella Roma, tanto bella che, giuro, tutto il resto mi par niente di fronte a lei», scriveva il Cavaliere de Brosses al signore di Neuilly, aggiungendo che la città era stata così tante volte visitata da rendere arduo scrivere sull’argomento qualcosa di non rimasticato. E invece, sotto tanti punti di vista originali, tra meraviglia e orrore (Il Piacere e Più che l’amore di D’Annunzio, contengono questa dialettica), la città ha mantenuto per gli scrittori del Novecento una indubbia fascinazione, per diventare un repertorio infinito di paesaggi, di immagini, che hanno, la funzione di innalzare verso il sublime quello che altrimenti rischierebbe la banalità del quotidiano.

In una grande città come Roma, chi non ha un documento di identità non ha diritto di amare: è l’amara constatazione di Mattia Pascal/Adriano Meis, romanzo scritto negli anni in cui Pirandello era impegnato nell’insegnamento al Magistero femminile, chiuso nella morsa burocratica e nella necessità di affrontare un concorso universitario, dai paradossali esiti, in cui illustri storici della letteratura e seriosi filologi si trovano a dover giudicare saggi antiaccademici per eccellenza come l’Umorismo,  novelle e romanzi come proprio Il fu Mattia Pascal.

D’Annunzio e Pirandello vivono, e descrivono in modo differente, un momento cruciale della storia di Roma, anche a livello urbanistico. La Roma umbertina distrugge con le sue arterie sabaude interi quartieri di casette popolari, dove la voce del Belli sembrava risuonare ancora intatta: la spianata di Corso Vittorio, la distruzione di Villa Ludovisi per far posto alla Piazza del Tritone, le muraglie alzate sull’argine del fiume, i ponti bianchi, i nuovi quartieri di Prati e Talenti, via del Corso. Una Roma antica, sospesa tra atmosfere oniriche e apparizioni miracolose, resiste intatta, senza le nostalgie dei due grandi, in Giorgio Vigolo, la cui opera è totalmente imbevuta, nella prosa e nella poesia, nella « divinazione improvvisa del presagio rivelatore».

Con questa gioia di scoprire si intraprende una spensierata gita ai Castelli romani, con Ungaretti, Gadda, Pavese e altri, ad incontrare poi scrittori e poeti di oggi, che quelle colline hanno cantato, sognando il ritorno degli dei: di fronte a quello «spettacolo incantevole dei due laghi gemelli ora vaporosi ora morbidi, come azzurri veli di seta».

Dati: 2008, pp. 156, brossura
Prezzo: 12 euro

Acquista in contrassegno o con bonifico, attraverso l’apposito form

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.